Everybody hurts

May 16th, 2010

Sulla superiorità del Sud?

May 3rd, 2010

Poco tempo fa avevo pubblicato la foto del primo ministro norvegese che aspettava l’aereo pistolando con il suo nuovo iPad.
Ebbene non potevo pubblicare questo video.

La situazione è un po’ diversa in quanto tutto fa a pensare ad un’abile mossa comunicativa. E inoltre differisce per il fatto che, personalmente, ritengo che Alfano dovrebbe passare il resto dei suoi giorni a raccogliere pomodori.

Questo non toglie che in dibattiti di questo genere, anche televisivi, non vedo nulla di male nel consultare un dispositivo per supportare le proprie affermazioni e opinioni con riferimenti precisi e  fatti. Cosa ormai rara di questi tempi. Dopotutto molti giornalisti e politici si portano dietro i loro “appunti” durante i confronti pubblici.

PS: in linea con il titolo dell’altro post menzionato sopra, con Sud non intendo il Sud d’Italia ma ovviamente il Sud dell’Europa. Cioè l’Italia nella sua interezza…questione di prospettive.

Il post

May 2nd, 2010

Poco tempo fa è nato Il Post, la creazione giornalistica di Luca Sofri e soci. È bello.

Sulla superiorità del Nord

April 17th, 2010

Questo qui sotto è il primo ministro norvegese che, bloccato in aeroporto a causa della nube vulcanica islandese, governa il suo Paese con un iPad.

(via)

Danni collaterali

April 6th, 2010

“ WikiLeaks has probably produced more scoops in its short life than the Washington Post has in the past 30 years ”
—  The National, November 19, 2009

Wikileaks è un sito che raccoglie un’incredibile quantità di documenti che governi e multinazionali non vorrebbero certo fossero resi pubblici. È gestito da “dissidenti del governo cinese, scienziati, attivisti, giornalisti” che rimangono comunque anonimi, come le fonti delle fughe di notizie. Tra gli scoop più “clamorosi” ci sono documenti riservati relative alle procedure adottate a Guantanamo.

Il 12 luglio 2007 due reporter Reuters e altre 10 persone civili furono uccise in Iraq. La difesa USA non ha mai chiarito le dinamiche della morte dei giornalisti e dei civili, non ha mai restituito le macchine fotografiche dei giornalisti, non ha mai spiegato come sono rimasti feriti due bambini nell’attacco, non ha mai diffuso i video on board ripresi dagli elicotteri Apache coinvolti.

Wikileaks ha appena pubblicato quel video.

“Produrrà energia quanto 22 centrali nucleari”

April 1st, 2010

Una delle critiche più frequenti mosse agli oppositori al nucleare è quella che, dopotutto, “le energie alternative non sono abbastanza mature” e che “il nucleare costa meno ed è più affidabile”. Mantenendo un ottica realista del mondo e considerando le reali esigenze del nostro sistema economico, i costi, i rischi e l’impatto ambientale dell’energia nucleare comporta sembrano essere un sacrificio necessario, non essendo possibile inseguire le utopie di una società energeticamente verde al 100%.

Queste critiche reggono solo finché non si scopre che, in Europa e nel mondo, esistono applicazioni concrete e migliori che fanno rimanere a bocca aperta, facendo crollare il castello di carte costruito di dubbi e perplessità sulle rinnovabili.

E non sto parlando di idee sulla carta (se va bene) al limite della fantascienza e basate sui sogni degli ambientalisti più incalliti. Sto parlando di un preciso progetto, voluto con fermezza da numerosi governi nord-europei, già finanziato dall’UE e al quale parteciperanno anche numerosi privati.

Il progetto di cui parlo è spiegato molto bene nell’articolo di Alberto d’Argenzio dell’Espresso dell’11 febbraio. Si parla di un innovativo impianto eolico costituito da una rete di stazioni offshore installate nel mare del Nord (che è poco profondo ed estremamente ventoso).
Al progetto partecipano Regno Unito, Germania, Svezia, Norvegia, Irlanda, Francia, Belgio, Olanda, Danimarca, Lussemburgo. Coalizzandosi insieme sotto la guida della Germania, sono riusciti ad ottenere i primi finanziamenti dall’Unione Europea. Il progetto è costituito principalmente da tre parti:

  1. Gli impianti eolici installati in mare
  2. Le connessioni elettriche ad alta tensione di nuova generazione che collegheranno i campi eolici marini con le utenze nella terraferma (la cosiddetta grid)
  3. I bacini idrici della Scandinavia che funzionano da batterie naturali in quanto accumulano grandi quantità d’acqua pompata grazie all’energia prodotta di notte, quando i consumi sono minori. Quando la domanda energetica sale, l’acqua viene fatta defluire generando energia.

La Gran Bretagna ha già lanciato le prime gare d’appalto per la costruzione di nove campi offshore che produrranno 32GW di energia: quanto 22 (VENTIDUE) centrali nucleari. Solo per i primi impianti della sola Gran Bretagna.

Per quanto riguarda i costi si è ancora in una fase iniziale e stime molto precise non sono state fatte.
Quello che si può dedurre dai dati dell’articolo e dai costi delle future centrali italiane, in maniera approssimata è:

IMPIANTO EOLICO OFFSHORE GRAN BRETAGNA
Investimento previsto: 86 miliardi di euro
Energia: 32GW
Cioè 2,7 miliardi di euro per ogni GW prodotto

NUOVO IMPIANTO NUCLEARE ITALIANO
Investimento previsto: 5 miliardi di euro
Energia: 1,5GW
Cioè 3,3 miliardi di euro per ogni GW prodotto

Ma il progetto è ancora più ambizioso e delineato su una precisa strategia a lungo termine: proseguire con la connessione di tutto il territorio europeo per arrivare in un primo momento ai bacini idroelettrici delle Alpi e per poi connettersi alle infrastrutture di Desertec (gli impianti solari nel deserto in Nord Africa), il quale però è in una fase molto più preliminare.

E l’Italia?
Senza cadere nelle solite polemiche sull’arretratezza del nostro Paese o sulla mediocrità della classe politica, è possibile stilare alcune considerazioni sulla situazione italiana.

  • L’Italia ha deciso di intraprendere la strada del ritorno al nucleare che, pur essendo più pulito delle fonti fossili, comporta alti costi e tempi lunghi di costruzione.
  • Pende sempre il taglio degli incentivi alle energie rinnovabili (il cosiddetto “Conto Energia”).
  • Non è presente nessun piano credibile per rispettare l’obbligo di riduzione del 20% le emissioni e arrivare al 20% di energia rinnovabile entro il 2020.
  • Il problema dello smaltimento delle scorie radioattive non è ancora risolto. Nella nostra penisola le scorie sono ancora stipate in magazzini temporanei e poco sicuri, non essendo ancora definito un deposito definitivo di stoccaggio. Dal 1987.
  • L’impatto economico per il sistema Paese degli impianti è decisamente modesto se paragonato ad un sistema distribuito geograficamente di impianti collegati tra loro, la cui progettazione e costruzione può garantire un numero maggiore di (nuovi) posti di lavoro rispetto alla costruzione di pochi impianti centralizzati da parte di aziende francesi e dalle solite note imprese nostrane.
  • Perchè l’Italia, similmente ai paesi nord-europei, non ha intrapreso nessun accordo extra-nazionale volto alla realizzazione di impianti energetici distribuiti (ad esempio, ancora, Desertec). Non si tratta solo di coalizzarsi per la progettazione e per la realizzazione ma soprattutto di agire politicamente per ottenere finanziamenti e l’appoggio dell’Unione Europea (l’UE, questa sconosciuta).
  • L’Italia è ricca di sole, vento, acqua, correnti, energia geotermica. Ma attualmente importiamo tantissima energia dall’esterno e in futuro vogliamo produrla dal nucleare. Perché? Sfruttando solo le correnti del solo Stretto di Messina sarebbe possibile ottenere 15GW di energia: pari a 10 centrali nucleari.

Come sempre sono appezzati commenti, riflessioni o correzioni di eventuali errori nelle notizie.

Fonti
Articolo dell’Espresso
Articolo Reuters

Ci sono state le paraolimpiadi

March 18th, 2010

E come sempre The Big Picture è fantastico.