Assolutamente da leggere questa intervista a Jeremy Rifkin, economista americano esperto di energia, scienza e tecnologia. È stato consulente della Commissione Europea e è attivo anche in Italia con un progetto legato all’idrogeno.
Posso anticiparvi i cinque problemi che Rifkin pone alla luce relativamente al retromarcia italiana sul nucelare, da notare che il famoso scienziato non prende in considerazione il “rischio Cernobyl”, ma si limita a fornire informazioni che hanno una base scientifica sulla non sostenibilità ambientale e sui falsi miti del nucleare. E, non da poco, fornisce anche una progetto di soluzione al problema energetico.
1. Non rappresenta una soluzione alla crisi climatica globale.
«Perché il passaggio al nucleare avesse un impatto sull’ambiente bisognerebbe costruire 3 centrali ogni 30 giorni per i prossimi 60 anni. Così facendo fornirebbe il 20% di energia totale [contro l'odierno 5% prodotto globalmente dal nucleare], la soglia critica che comincia a fare una differenza.»
2. Non si è trovata soluzone al problema scorie.
Gli americani avevano calcolato che le scorie stoccate nelle loro montagne sarebbero state sicure per almeno 10.000 anni ma «hanno già cominciato a contaminare l’area nonostante i calcoli, i fondi e i super-ingegneri. Davvero l’Italia crede di poter far meglio di noi?»
3. L’uranio è una risorsa scarsa.
«…comincerà a scarseggiare dal 2025-2035. Come il petrolio sta per raggiungere il suo peak. I prezzi, quindi, andranno presto su.»
4. L’uso del plutonio è troppo rischioso in quanto utlizzabile per armi atomiche.
e si sa che…«La Casa Bianca e molti altri governi fanno un gran parlare dei rischi dell’atomica in mani nemiche»
5. Alle centrali serve tantissima acqua e anche questa è una risorsa scarsa.
«Temo che non sia noto a tutti che circa il 40% dell’acqua potabile francese serve a raffreddare i reattori. L’estate di cinque anni fa, quando molti anziani morirono per il caldo, uno dei danni collaterali che passarono sotto silenzio fu che scarseggiò l’acqua per raffreddare gli impianti. Come conseguenza fu ridotta l’erogazione di energia elettrica. E morirono ancora più anziani per mancanza di aria condizionata”.»
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