Guida galattica per autotrasportatori
Sembra che tra poco, quando andrò a fare la spesa, troverò gli scaffali vuoti. Questa settimana tocca alla corporazione dei camionisti ad essere in agitazione violenta. I tassisti si erano limitati a bloccare Roma, i camionisti hanno preferito “manifestare” sulle nostre arterie stradali. Sicuramente gli autotrasportatori hanno le loro buonissime ragioni, alcune di queste raccolte nell’articolo che segue, ma i modi con cui si fanno sentire sono veramente eccessivi. Illegali.
Ormai l’esplosione di queste iniziative popolari è un palese sintomo della mollezza della classe politica, indice della mancanza di riferimenti, obiettivi e futuro che il popolo italico sente nel suo profondo.
Veneto, in coda fra picchetti e minacce
“Ci rovinano i camionisti dell’Est”
di Jenner Meletti
Ci sono uomini con una strana divisa — il giubbotto arancione che si deve indossare in caso di incidente — che ordinano ad altri uomini che fanno lo stesso mestiere — l’autista di Tir — che oggi non si deve lavorare. «Tu, scendi dallo Scania. Oggi c’è il blocco». L’uomo alla guida abbassa il finestrino. «Devo scaricare qui in paese. Dopo mi fermo lì, non riparto, lo giuro». Volano parole dure, nel piazzale d’asfalto. «Tu adesso ti fermi almeno un’ora, per solidarietà. Puoi anche tirare dritto, ma poi ti devi fermare per cambiare le gomme. Sono stato chiaro?». L’uomo del Tir accosta e si ferma. L’uomo che è a terra nasconde nel giubbotto un cacciavite. «Serve a lasciare un bel disegno sulla carrozzeria, così i crumiri si ricordano di non avere rispettato il blocco».
E’ una strana Italia, questa del primo giorno del «Fermo nazionale dei servizi per l’autotrasporto».
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