Come sarà l’Italia dopo Berlusconi? Incrociando studi storici, psicologici e antropologici, l’Università di Princeton ha individuato alcuni scenari futuri. Nella sua postfazione, il coordinatore dei lavori scrive che “in tutte le ipotesi contemplate, compresa la dominazione marziana e il ritorno del nazifascismo, sono riscontrabili evidenti miglioramenti rispetto alla situazione attuale”.
Dominazione marziana I marziani invaderanno l’Italia nel 2015, attratti dalle immagini delle nostre tivù. “Non avevamo mai visto tante tette”, dirà nel suo discorso di insediamento il Maresciallo Spaziale Utruz %&4, “e siamo qui per esaminarle da vicino, con l’aiuto di consulenti del Pdl”
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Intanto il rampollo sabaudo ha presentato a Milano la sua linea di moda: «Abbiamo iniziato, diciamo con una collezione molto semplice, sportware…» e poi mi sono detto «mah, vorrei fare una specie di total look io… disegnato e creato da noi».
Si chiama “Principe d’Italia” ed è pensata per chi vive in città con richiami ai colori della natura: «Ci sono dei grigi con dei marroni, dei verdi con dei grigi dove vedi davvero la città che entra nella natura e la natura che entra nella città. E’ dedicata a tutti quelli che, diciamo anche sul modello sports vogliono essere un po’ chic».
Non è un mistero che una trasmissione come quella di Milena Gabanelli sia a rischio. Non solo per compatibilità con la nuova dirigenza ma anche perché il dg Masi le ha tolto lo scudo dell’assistenza legale nonostante non abbia mai perso una causa (ogni autore dei servizi sarà responsabile in proprio di eventuali azioni legali, un sistema per togliere coraggio anche ai più coraggiosi)
Secondo me non è stato dato il dovuto risalto mediatico al fatto che due giudici della Corte Costituzionale, che il 6 ottobre dovranno esprimersi sulla costituzionalità del Lodo Alfano (immunità per le alte cariche dello Stato e per il Presidente del Consiglio), a maggio sarebbero sono segretamente andati a cena con e Presidente del Consiglio e il ministro Alfano.
PS: uno dei due giudici, Mazzella, fu nominato dal 2005 proprio dall’allora Casa delle Libertà. Forse per qualcuno è arrivato il momento di ricambiare il favore…
Dopo l’intervento in aula di Di Pietro, anche il Corriere si accorge della questione. Ovviamente l’attenzione è tutta sui toni duri e i battibecchi tra i politici, e non su quello che è effettivamente successo durante la “cena conviviale”.
“Lo stesso Roberto Maroni del resto, quando stava all’opposizione, la pensava in maniera diversa. Basti tornare all’aprile del 2001, otto anni fa, quando l’allora premier Giuliano Amato rifiutò di abbinare le elezioni in arrivo il 13 maggio [...] con il referendum sulla famosa devolution lombarda indetto da Roberto Formigoni e caro alla Lega.
Altri tempi, altri interessi. Formalmente legittimi, per carità. Purché sia chiaro: collocare il referendum elettorale nella domenica in mezzo tra le Europee e i ballottaggi delle Amministrative per puntare al fallimento del quorum costerà appunto agli italiani, stando ai calcoli di lavoce.info, circa 200 milioni di euro in più di spese dirette («quanto fin qui impegnato per la social card») più altri 200 di oneri indiretti. Totale: 400 milioni. Ottanta in più di quei 322 dati nel 2008 dall’Italia, il più tirchio dei Paesi occidentali, in aiuti al Terzo Mondo.”
«Polemiche fuori luogo», le bolla Silvio Berlusconi, [...] «Mi dispiace che sia stata considerata una debolezza del presidente del Consiglio e del Pdl, ma abbiamo ceduto alla richiesta di un partito della maggioranza che se non avessimo accettato avrebbe fatto cadere il governo». Dunque la Lega, secondo il premier, avrebbe ricattato la coalizione minacciando di far saltare il tavolo. [...] «La Lega – attacca Dario Franceschini – ha ottenuto il cedimento da Berlusconi. L’ importanteè che tutti gli italiani sappiano che saranno consumati 400 milioni per il rifiuto di fare una cosa di buon senso: noi la chiameremo “Bossi-tax”».
Questo indipendentemente dalle effettive opinioni sui quesiti, forse troppo tecnici. Ovviamente lascio commentare ad altri l’ipocrisia del PD e il fatto che l’IDV si sia addormentata nella finestra temporale tra la raccolta firme e la stesura dei quesiti.
Questo non è il momento delle polemiche, è il momento in cui tutte le forze del nostro Paese devono concentrarsi per aiutare le popolazioni colpite dal sisma.
Mettiamo in chiaro alcune cose: finora ho avuto una buona impressione sul funzionamento e sulla rapidità dei soccorsi, chiaro segno dell’eccellenza della Protezione Civile Italiana; spesso la paura e l’allarmismo infondato è più grave e pericoloso dell’evento eccezionale; i giornali e gli spettatori sono attratti in maniera morbosa dai retroscena, dalle ipotesi di congiura e dagli esempi di mala gestione della cosa pubblica (e spesso a ragione).
In un primo momento, quando ho letto le prime notizie su Giampaolo Giuliani e la sua capacità di “prevedere terremoti” ho pensato che, probabilmente, veniva dato troppo risalto ad una fatidica coincidenza. Gli sciami sismici erano presenti da tempo ed era facile azzardare la previsione su possibile terremoto di maggiore entità. Mi sono detto “Nella maggior parte dei casi non succede niente, e la previsione viene presto dimenticata”. Ho pensato a quante volte ho sentito dire la frase “prevedere i terremoti non è possibile”.
Poi ho guardato il video del ricercatore italiano e ho dovuto cambiare la mia opinione su Giampaolo Giuliani.
Guardando il video, leggendo le sue interviste e informandosi minimamente sulla questione colpiscono alcuni aspetti:
L’eccezionale pacatezza, tranquillità e competenza con cui l’esperto espone le sue ricerche
Lo scantinato buio e freddo (visto l’abbigliamento) dove lo scienziato conduce le sue ricerche
La totale mancanza di allarmismo nelle sue parole: esprime soltanto una sua convinzione, supportata dal alcune evidenze sperimentali
Giuliani, in sostanza, afferma che con le tecnologie attuali non si possono prevedere i terremoti. Ma lui non usa le tecnologie attuali, sta studiando la correlazione tra gli eventi sismici e la liberazione dalla crosta terrestre di un gas pesante (il radon). Dice che si è costruito da solo il primo rilevatore e, in questi anni, partendo dallo scantinato di cui sopra ha iniziato a installarne altri nel territorio in modo da interpolare i dati della rete di rilevatori e studiare in maniera migliore le sue evidenze empiriche.
Probabilmente se non fossimo in uno Stato che tratta la ricerca come un semplice capitolo di spesa di un bilancio aziendale qualcuno avrebbe approfondito la cosa.
Non dico che Giuliani abbia fatto la scoperta del secolo e che quanto da lui affermato sia sicuramente vero. È per questo che esiste il metodo scientifico e la comunità scientifica. Intuizioni, ricerca, scoperte, prove empiriche, sistematicità dell’evento: concetti che per un Paese rimasto all’Inquisizione e ai processi di Galileo sono troppo difficili da capire.
Se esistesse una mentalità nazionale di tipo scientifico (e non di tipo superstizioso/religioso), Giuliani in tempi di non-emergenza non avrebbe ricevuto un avviso di garanzia, ma risorse e fondi per approfondire le sue ricerche, visto l’impatto enorme che la sua scoperta potrebbe avere.
La cosa ancora più grave è che queste polemiche e la sensibilità a queste questioni emerge solo in situazioni di estrema emergenza e attenzione mediatica. Fra un mese, quando i nostri TG ritorneranno a parlare di gattini e calendari, si continuerà a costruire senza rispettare le norme sismiche, i ricercatori che rimangono continueranno a sopravvivere nei loro scantinati e, i più bravi e fortunati, andranno all’estero.
Aggiornamento.
Da mantellini.it L’Istituto Nazionale di Astrofisica ha oggi emesso un comunicato per informare che Gioacchino Giampaolo Giuliani, rapidamente diventato il fulcro di molte discussioni odierne legate ai suoi proclami da previsore di terremoti non è un esperto di sismi, ne’ un ricercatore, ne’ un professore (come quasi tutti hanno scritto in questi giorni) ma un collaboratore tecnico non laureato che lavora al progetto del LVD e che studia i terremoti a casa sua nel tempo libero.
Gabriella Carlucci (PDL) pubblica un file doc sul suo blog con una proposta di legge per combattere la pedopornografia. Nel testo non si parla mai di pedopornografia ma soltanto di misure per garantire il diritto di autore in rete.
Inoltre nelle proprietà del file Word pubblicato dalla Carlucci si legge che l’autore del documento è un certo Davide Rossi di Univideo, stranamento omonimo del presidente della Unione Italiana Editoria audiovisivi.
Alessandro Longo su Repubblica riporta la notizia, dimenticandosi di parlare della questione “Davide Rossi”.