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	<title>Angeljoke &#187; Lifedomes</title>
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		<title>Lifedomes &#8211; Il vice Capitano</title>
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		<pubDate>Tue, 22 May 2007 22:12:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Angel</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Due parole introduttive: non chiedetemene il motivo, perchè non ne ho la più pallida idea nemmeno io, ma mi è tornata l&#8217;ispirazione, quindi riprendo a scrivere questa vecchia storia, che lo vogliate o no. Non è necessario (almeno credo&#8230;) aver letto gli episodi precedenti per apprezzare questa e le puntate che seguiranno; la scelta di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><i>Due parole introduttive: non chiedetemene il motivo, perchè non ne ho la più pallida idea nemmeno io, ma mi è tornata l&#8217;ispirazione, quindi riprendo a scrivere questa vecchia storia, che lo vogliate o no. Non è necessario (almeno credo&#8230;) aver letto gli episodi precedenti per apprezzare questa e le puntate che seguiranno; la scelta di andare a rivedere i vecchi post sta a voi lettori e alla vostra curiosità, ma cercherò di far sì che non sia indispensabile per capire il resto della storia.<br />
Buona lettura!</i></p>
<p><span id="more-340"></span><br />
&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8211;</p>
<p><i>Qualche notte dopo…</i></p>
<p>I documenti di Ojek erano riusciti ad aprire uno spiraglio di libertà nelle menti di alcuni: per la prima volta, infatti, i ragazzi si erano trovati faccia a faccia con provocazioni e affermazioni in chiaro contrasto rispetto alle idee secondo cui erano stati ammaestrati.</p>
<p><i>“L’indottrinamento a cui tutti sono sottoposti quotidianamente, il martellare inarrestabile dei Legoog Visor, gli slogan e i manifesti appesi in ogni angolo delle città, i discorsi settimanali del sovrano hanno l’effetto di piegare alla cieca e incondizionata credulità le personalità della stragrande maggioranza della popolazione. Per rendervi stupidamente docili, farvi accettare senza proteste qualsiasi decisione dispotica possa concepire quell’aguzzino che chiamate Re e in cui vedete incarnata l’idea stessa di Nazione”</i>, veniva spiegato in uno dei passaggi chiave.</p>
<p>I più erano rimasti semplicemente a bocca aperta, increduli e incapaci di accettare idee simili, ma pochi – rari – altri avevano trovato una conferma a dubbi che nutrivano già da tempo, che non avevano mai osato confidare per timore di essere bollati come ‘individui sovversivi’. Tuttavia, c’era anche chi non aveva intenzione di permettere ad un dannato traditore di gettare fango impunemente su tutto quello per cui aveva lottato fino a quel momento…</p>
<p>“Ehi, Alex! Muoviti, dobbiamo andare!” sussurrò Nad all’orecchio del compagno di stanza, spingendolo bruscamente giù dal letto.<br />
“… mmh… che… eh?” chiese il povero dormiglione, stropicciandosi le palpebre.<br />
“Ho deciso di avvertire il Capitano Nemis della situazione. Ci penserà lui a fargliela pagare, a quel bastardo” gli spiegò.<br />
 “…scusa se te lo chiedo, ma… come fai a sapere dove sia esattamente il suo avamposto?” si lamentò Alex, ancora in pigiama.<br />
Il più giovane, tra i guardiani della cittadella, era anche quello meno sicuro di sé, nonostante la sua innata prudenza fosse una dote di grande valore in situazioni rischiose e non previste dal protocollo. I suoi piccoli occhi scuri, ancora socchiusi e intorpiditi dal sonno, sembravano pregare che Nad sparisse e lo lasciasse dormire in pace.<br />
La figura che si trovava di fronte a lui, però, non aveva alcuna intenzione di svanire come un’ombra alla luce del sole.</p>
<p>Alto e longilineo, di corporatura esile nonostante l’ottima forma fisica, Nad era un testardo di prima categoria. Non succedeva molto spesso, ma quando si impuntava su qualcosa, non c’era verso di fargli cambiare idea, se non dopo averlo visto sbattere i denti sul muro almeno mezza dozzina di volte. Il suo volto, magro e ovale, non recava segni o lineamenti particolari, e spingeva la gente a ritenerlo più giovane di quanto fosse in realtà; l’assenza di barba, che rasava con regolarità, e il suo sguardo, sempre un po’ tra l’assonnato e lo smarrito, non facevano nulla per smentire questa impressione.</p>
<p>“Il Capitano Redgarn mi ha fatto vedere le sue mappe, qualche tempo fa.<br />
Come da direttive del Comandante Galen, per limitare i danni in caso di eventi imprevisti… certo che quel demonio riesce a prevedere anche l’imprevedibile… “ aggiunse, interrompendo per un attimo il discorso.<br />
“Scusa, ma non ti seguo” commentò Alex, che ormai si era rassegnato a considerare conclusa la sua nottata di sonno.<br />
“Come ti stavo dicendo… nel caso in cui il capo venga messo fuori combattimento, e l’avamposto cada in mani nemiche, uno dei guardiani – scelto dal Capitano stesso – è tenuto a prendere il controllo della truppa e guidare la ritirata per portare tutti al sicuro, sotto la protezione dell’ufficiale più vicino. In questo caso, io dovrei guidarvi dal Capitano Nemis”, concluse Nad.</p>
<p>Nel raccontare tutto questo al suo compagno, l’espressione sul suo volto si era fatta via via più seria, i suoi occhi marroni scintillanti di eccitazione, mista a preoccupazione per le responsabilità che i suoi doveri comportavano.<br />
Sognava di potersi trovare faccia a faccia col nemico e con il pericolo fin da quando, ancora ragazzino, era stato chiamato ad entrare nel programma di addestramento per far parte della Guardia Forestale. Ora era giunto finalmente il suo momento, la sua occasione per dimostrare il suo coraggio e il suo valore a tutti.<br />
In particolare ad Elizabeth, la giovane e affascinante infermiera dell’avamposto, che monopolizzava i suoi pensieri sin dal giorno del loro primo incontro.</p>
<p>“Ah… quindi sei una specie di vice del capitano, in un certo senso…” disse il suo amico, vedendo tutto più chiaro. “Ma allora, si parte? Voglio dire… stando ai tuoi ordini…”<br />
“Sì, si parte. Però è meglio se ci andiamo solo noi due, senza dare nell’occhio”.<br />
“… lasciando qua tutti gli altri?!”<br />
“Per chi mi hai preso, per un ufficiale della Guardia? Non ho la più pallida idea di come gestire una truppa intera…” obiettò Nad. “Però, appunto perché ho questi doveri, non posso starmene qui ad aspettare e sperare, come fanno tutti gli altri.<br />
“Per questo, andremo a chiedere rinforzi al Capitano Nemis. Ti immagini che figurone faremo, quando torneremo qui assieme a lui e al comando della sua truppa? Eh?” cercò di convincerlo, lasciandosi andare alla fantasia e all’ottimismo.</p>
<p>“… e se ci fossero altri ribelli in giro? Se ci intercettassero mentre siamo a metà strada… non oso pensare cosa ci farebbero!” rispose il compagno, senza fare il minimo sforzo per celare il suo scarso entusiasmo.<br />
“Non ti costringo a seguirmi. Se non te la senti, andrò da solo. Ma è un rischio che devo correre… vedi alternative migliori, genio?”<br />
“Sì che ne vedo! Restare qui e seguire quello che ci dicono quei due… forse mi sbaglierò, ma non mi sembra abbiano cattive intenzioni! Penso sia la soluzione meno rischiosa, l’alternativa più sicura per tutti!<br />
“Non ti rendi conto che stai contravvenendo a un ordine del Comandante in persona? Tu sei un pazzo! Un pazzo scatenato!” gli gridò Alex in faccia, senza badare al fatto che così facendo avrebbe svegliato mezzo dormitorio.<br />
“E nel caso in cui ci fosse davvero bisogno di tagliare la corda… chi guiderebbe la truppa al sicuro, se tu te ne vai?” insistette, sperando di riuscire a far desistere l’amico dall’attuare il suo rischioso piano.</p>
<p>Nad stette a fissare il suo cuscino, senza scomporsi, né rispondere, per pochi, interminabili minuti.</p>
<p>Il coraggioso guardiano si girò infine verso l’amico e compagno di addestramento, in piedi di fronte a lui, guardandolo con freddezza e determinazione.<br />
“Lo farai tu”.</p>
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		<title>Lifedomes &#8211; La guerra per le idee</title>
		<link>http://www.angeljoke.com/wordpress/archives/145</link>
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		<pubDate>Mon, 06 Feb 2006 14:27:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Angel</dc:creator>
				<category><![CDATA[Lifedomes]]></category>

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		<description><![CDATA[“Buongiorno a tutti voi” esordì Ojek. “Immagino siate stati già messi al corrente della situazione. Come ho già detto ai quattro che erano qui ieri sera… non fatevi prendere dal panico, non abbiamo cattive intenzioni. Vi do la mia parola che, se tutto filerà liscio, entro la settimana prossima saremo già spariti, senza lasciare alcuna [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src='http://www.angeljoke.com/wordpress/wp-content/LogoLifedMini.jpg' alt='Lifedomes'  align="right" hspace="8" />“Buongiorno a tutti voi” esordì Ojek. “Immagino siate stati già messi al corrente della situazione. Come ho già detto ai quattro che erano qui ieri sera… non fatevi prendere dal panico, non abbiamo cattive intenzioni. Vi do la mia parola che, se tutto filerà liscio, entro la settimana prossima saremo già spariti, senza lasciare alcuna traccia del nostro passaggio” annunciò, nell’intento di apparire amichevole – e far quindi abbassare la guardia ai giovani soldati dell’avamposto.</p>
<p>Lo sguardo agitato di Elizabeth cercò quello di Nad, la cui attenzione era però tutta sull’uomo che stava parlando.</p>
<p><span id="more-145"></span></p>
<p>“Non siamo assassini, e lo abbiamo dimostrato con il modo in cui abbiamo preso il controllo di questo avamposto”, proseguì. “Tutto ciò che vogliamo è la vostra attenzione, per qualche giorno. Vi chiediamo di ignorare i Visori, liberare le vostre menti da tutta l’immondizia che vi viene propinata quotidianamente, e di non rifiutare le nostre parole ancora prima di sentirle”.</p>
<p>Ojek si fermò per un istante. Le guardie e le infermiere avevano già iniziato a confabulare concitatamente, chi stupefatto dai modi pacati del ribelle, chi invece diffidente per il suo discorso inaspettatamente mansueto.</p>
<p>“Ma ci sta prendendo in giro o cosa?”<br />
“Meno male… temevo che volessero ammazzare il Capitano…”<br />
“Perché dovevano mandare qua proprio me…”<br />
“Non so te, ma io non credo a una sola parola di quello che sta dicendo.”<br />
“Di che immondizia sta parlando? I Visor prendono un solo canale, che è controllato dal governo stesso…”<br />
 “Mah, stiamo a sentire… non c’è molto che possano fare, da soli”</p>
<p>Nad si girò verso Elizabeth, che appariva piuttosto perplessa.<br />
“Quindi… hanno rischiato la pelle solamente per farci la predica?” gli chiese lei, inarcando il sopracciglio destro, con un’espressione confusa che Nad trovava irresistibile.<br />
“Non so cosa dire. Aspettiamo, vediamo cos’hanno intenzione di dirci. Per fortuna non hanno cattive intenzioni, almeno sembra…”</p>
<p>Il ribelle riprese il suo discorso: “Non siete obbligati a credere a ciò che vi racconterò. Per quello che sapete voi – o meglio, per quello che decidono che voi conosciate – tutto quello che dirò suonerà incredibile, completamente campato per aria. Per questo, stanotte, Sherry ed io abbiamo leggermente modificato il vostro Holocomm, in modo che possa funzionare da proiettore; vi faremo vedere alcuni documenti e filmati che – mi auguro – vi facciano pensare sulla situazione che ci ritroviamo quotidianamente di fronte. Anzi, che ogni giorno diventa sempre più grave”.</p>
<p>Il Ribelle rientrò nella capanna per un paio di minuti, tornandone fuori con uno strano aggeggio di forma cilindrica, non più lungo di trenta centimetri, collegato all’Holocomm mediante uno spesso cavo. Ad una delle estremità, una piattaforma di materiale plastico fungeva da base, in modo da assicurare un minimo di stabilità al dispositivo; dall’altra parte, invece, era alloggiato un minuscolo proiettore olografico, che riceveva le immagini da visualizzare direttamente dall’unità di elaborazione dell’Holocomm.</p>
<p>Ojek si appoggiò al tronco con la mano libera, e sporgendosi leggermente in avanti lasciò cadere il dispositivo, che atterrò morbidamente sul fogliame, giusto sulla propria base.<br />
“Per oggi, le vostre attività di pattuglia sono sospese; penseremo noi a far credere al Comandante Galen che tutto proceda come al solito” avvertì Ojek. “Buona visione”.</p>
<p>Il ribelle sparì all’interno della sala del Capitano, e poco dopo il piccolo aggeggio che aveva gettato a terra iniziò ad emettere un lieve ronzio.<br />
Tutti avevano ascoltato il veterano con intensa e totale attenzione, anche chi in un primo momento si era dichiarato incredulo ed ostile ai suoi proclami. Allo stesso modo, ora, tutti erano ansiosamente rivolti al proiettore, incuriositi ad arte dal bravo showman che si era rivelato essere Ojek.</p>
<p>Il filmato cominciò quasi subito: la tecnologia avanzata del dispositivo assicurava una visibilità sufficiente anche in piena luce, rendendolo un’arma molto utile e versatile per la ‘guerra delle idee’ che i ribelli combattevano ormai da mesi.</p>
<p>&#8212;&#8211;</p>
<p>“Bravo, bravo. Bel discorso” applaudì spiritosamente Sherry al rientro dell’amico.<br />
“Bah, ordinaria amministrazione…” si schermì lui. “È da una vita che faccio questo mestiere…”<br />
“Ah sì? Adesso che mi ci fai pensare, non te l’ho mai chiesto… cosa facevi prima di unirti ai Ribelli?”<br />
Ojek non rispose, indicando il Capitano Redgarn, ancora legato, sdraiato a terra e appoggiato con la schiena ad una delle pareti della capanna.<br />
“Non è una buona idea parlarne adesso, a meno che tu non voglia dare a questo curiosone una scusa per fare carriera. Diciamo solo che non mi sono mai ‘unito ai Ribelli’, non nel senso letterale del termine. Ti spiegherò tutto quando sarà il momento” le rispose il veterano, enigmatico.<br />
“… cosa vuoi dire?” lo incalzò la giovane, stupita dalle sue ultime frasi.<br />
“Se ti riferisci alla mia fedeltà alla nostra causa… stai tranquilla, non c’è niente di cui tu debba preoccuparti. Mi riferivo solo a un dettaglio di poca importanza. Fidati.”</p>
<p>Sherry non sembrò del tutto convinta, ma nei tre mesi trascorsi tra le forze Ribelli aveva imparato che l’onestà e l’affidabilità di Ojek non erano mai da mettere in dubbio. Se n’era resa conto soprattutto durante le prime settimane, quando non era ancora abituata alla difficile vita da ribelle, e l’anziano veterano l’aveva presa sotto la sua ala protettrice, come una figlia o una nipote, aiutandola più di chiunque altro ad inserirsi nel gruppo.</p>
<p>Dal canto suo, Sherry voleva ripagare la fiducia che lui le aveva dimostrato, e per questo fu proprio lei, una delle ultime arrivate, ad accompagnarlo in questa rischiosa missione.</p>
<p>“Mah… se lo dici tu…” concluse lei, sedendosi sopra alla scrivania di Redgarn.</p>
<p>&#8212;&#8211;</p>
<p>Intanto, all’esterno, nelle menti di qualche abitante dell’avamposto si stava accendendo tenue tenue la fiammella del dubbio, il dubbio insistente che ogni cosa in cui avevano creduto fino a quel momento fosse falsa, che le loro vite fossero state manipolate ad arte da individui che nemmeno avevano mai visto in volto.</p>
<p>Il filmato, infatti, era composto da una sequenza di schemi – commentati da una voce contraffatta e irriconoscibile – estremamente semplici da capire, che spiegavano come il Re e i suoi ministri controllassero la diffusione delle idee tra la popolazione: il canale unico per il Legoog Visor, l’unico mass media messo a disposizione dei cittadini comuni, impediva che il governo – che per l’appunto lo gestiva – potesse essere contraddetto da voci avversarie.</p>
<p>Stimolando la popolazione a fare ampio e regolare uso di tali Visor, il governo era riuscito ad uccidere l’idea del pluralismo, con tutto ciò che ne conseguiva: erano il Re e i ministri a decidere cosa fossero autorizzati a pensare i cittadini, e cosa dovesse invece essere visto come un pericolo, come un nemico.<br />
Anche le strade, i dormitori, gli ambienti di lavoro erano riempiti di manifesti e slogan concordi alle idee che venivano somministrate attraverso i Visor, in modo da radicare con più forza tali pensieri nelle menti indebolite della popolazione.</p>
<p>Non era un caso che i Ribelli fossero comunemente – ed erroneamente – considerati assassini, traditori da odiare: anche questo era un risultato del lavaggio del cervello operato dal Governo, per cui l’opera di diffusione della libertà intellettuale portata avanti da Ojek e compagni risultava ovviamente una dolorosa spina nel fianco.</p>
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		<title>Lifedomes &#8211; L&#8217;attesa</title>
		<link>http://www.angeljoke.com/wordpress/archives/129</link>
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		<pubDate>Sun, 22 Jan 2006 16:23:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Angel</dc:creator>
				<category><![CDATA[Lifedomes]]></category>

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		<description><![CDATA[Quella notte…
“Che vogliano torturare il Capitano, domani mattina? Io ho paura, chissà…” chiese tremante Elizabeth, terrorizzata dagli ignoti, sicuramente diabolici piani dei due ribelli che, quasi senza colpo ferire, avevano assunto il controllo dell’avamposto.
 “… mmh… piantala di lamentarti… lasciami dormire…” la zittì irritata la sua compagna di stanza, più infastidita dall’essere stata svegliata dalle [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><i>Quella notte…</i></p>
<p>“Che vogliano torturare il Capitano, domani mattina? Io ho paura, chissà…” chiese tremante Elizabeth, terrorizzata dagli ignoti, sicuramente diabolici piani dei due ribelli che, quasi senza colpo ferire, avevano assunto il controllo dell’avamposto.</p>
<p> “… mmh… piantala di lamentarti… lasciami dormire…” la zittì irritata la sua compagna di stanza, più infastidita dall’essere stata svegliata dalle chiacchiere inutili della giovane infermiera che preoccupata dalla situazione in cui si trovavano.</p>
<p><span id="more-129"></span></p>
<p>La camera in cui dormivano era all’interno dell’ospedale, separata dal dormitorio dei soldati. L’arredamento essenziale, le pareti dipinte di un tenue verde chiaro davano la netta impressione di un locale molto curato e pulito, rilassante alla vista. Queste stanze erano tenute in ordine dalle ragazze stesse, che ne facevano le loro abitazioni – in scala ridotta – nel periodo in cui venivano assegnate agli avamposti: era raro trovare un comodino che non fosse popolato da piccoli portafoto delle proprie famiglie, dei propri amici più stretti, che non fosse un ricettacolo di ciò che alle giovani veniva inappellabilmente ordinato di lasciare – temporaneamente – in nome della patria.</p>
<p>Lo scarno guardaroba delle ragazze alloggiava comodo comodo all’interno di un ampio armadio a due ante, di un materiale sintetico che ricordava il legno, ma molto più leggero e semplice da trasportare. L’ultimo elemento della stanza, l’immancabile Legoog Visor – una sorta di TV ad un solo canale, che riceveva i segnali dalla città più vicina grazie all’Holocomm – faceva bella mostra di sé su un tavolino posto accanto alla parete di fronte ai letti.</p>
<p>A quell’ora non ci sarebbe stato altro che la replica del discorso settimanale del Re, che ognuno finiva col rivedere almeno tre o quattro volte, nonostante ripetesse ogni settimana più o meno le stesse cose: <i>tenete gli occhi aperti, i ribelli si nascondono anche tra le persone più insospettabili… abbiate fiducia nelle istituzioni, il Re e i suoi ministri lavorano 24 ore su 24 per assicurare a tutta la popolazione, nessuno escluso, una vita libera e dignitosa… vi assicuro, sul mio onore, che non appena i Repubblicani si ritireranno dalla guerra, che hanno loro stessi scatenato, ci saranno più ricchezze e quindi i Lifedomes diventeranno più numerosi, nonché più grandi e spaziosi… amate e la patria e il Re in quanto ne è il Grande Padre, siamo tutti un’unica famiglia…</i></p>
<p>“Non capisco come tu faccia a dormire…” le sussurrò Elizabeth, sconfortata; il sordo e insensibile russare dell’amica fu per la sua inquietudine la peggior rassicurazione possibile, tanto che la povera ragazza decise di uscire e prendere una boccata d’aria. Tanto il sonno non sarebbe arrivato, né in quel momento, né dopo un’ora passata sotto le coperte a cercare inutilmente il mondo dei sogni, il cui celeste ingresso sarebbe stato però sbarrato dalle nubi cupe e minacciose dell’agitazione che oscurava i pensieri di Elizabeth.</p>
<p>Appena qualche passo oltre la soglia dell’infermeria, la sua attenzione fu improvvisamente richiamata da un debole tintinnio, un suono metallico ripetuto senza soluzione di continuità a intervalli brevi e regolari, proveniente dall’albero del Capitano. Era come se i malvagi ribelli stessero prendendo a martellate l’Holocomm.</p>
<p>“Ehi… cosa ci fai tu, qui fuori?” si sentì richiamare, da una voce familiare e amichevole.<br />
Elizabeth trasalì e si girò di scatto, trovandosi di fronte ad una delle quattro Guardie permanenti dell’avamposto.<br />
“… Nad? Non riuscivo a prendere sonno… e ho pensato di fare due passi qui fuori” spiegò lei, sollevata dalla scoperta di non essere stata l’unica in preda all’ansia.<br />
“Preoccupata per domani, vero?” Nad non ebbe eccessive difficoltà ad intuire l’ovvio.<br />
“Già. Ho sentito dire che i ribelli catturati dal nostro esercito vengono interrogati, torturati, giustiziati… pensi che vogliano… come dire… vendicarsi su di noi?” ipotizzò lei.</p>
<p><i>“No, non preoccuparti. Vedrai che andrà tutto bene, loro se ne andranno e ci dimenticheremo subito di questa giornata”</i> avrebbe voluto sentirsi dire. Lo desiderava tanto da convincersi che le parole dell’amico sarebbero state proprio quelle. La sua immaginazione vide tutta la scena, fulminea, più veloce di un battito di ciglia; la voce del giovane Guardiano, però, la ridestò dal mondo onirico in cui i suoi pensieri fluttuavano, riportandoli a terra, a fronteggiare la dura e fredda realtà.</p>
<p>“Sinceramente… non lo so. L’unica cosa che posso immaginare è che non abbiano buone intenzioni. Sono dei traditori, che hanno rinnegato la loro nazione, abbandonato le loro famiglie e deluso la fiducia che il Re ripone in ognuno di noi per correre dietro a fantasie puramente infondate” sentenziò Nad con veemenza, tradendo un intimo e profondo rancore verso il movimento ribelle di Lideth.</p>
<p>“… grazie delle rassicurazioni. Sei sempre molto confortante” non mancò di fargli notare la ragazza, che sfogava il suo nervosismo camminando in circolo nello spiazzo attorno all’infermeria, illuminato solamente dalla luce della luna.<br />
La Guardia, invece, era appoggiata alla parete esterna dell’edificio, le braccia dietro la schiena, la sua attenzione irresistibilmente calamitata dall’elegante – anche se palesemente agitato – incedere dell’infermiera.</p>
<p>“… si può sapere cos’hai da guardare, tu?” gli chiese lei, con uno sguardo piacevolmente incuriosito, dimenticando per un istante ogni preoccupazione.<br />
“Oh… niente, niente…” fu l’imbarazzata e affrettata risposta del ragazzo. Non che ci fosse la necessità di aggiungere altro, naturalmente, tale era la silenziosa eloquenza con cui i suoi occhi riflettevano ciò che gli stava attraversando la mente.</p>
<p>“Ehm… sarà meglio che tu torni a dormire, adesso… stai tranquilla, non permetteremo che vi facciano del male” la rassicurò Nad, con un sorriso che gli fu subito ricambiato dalla ragazza.</p>
<p><i>La mattina seguente…</i></p>
<p>“… quarantanove, e cinquanta. Ci sono tutti. Quaranta soldati di pattuglia, cinque infermiere, quattro guardiani dell’avamposto e un Capitano incapace impacchettato come un salame. Anche se l’ultimo è dentro la capanna. Possiamo iniziare, Ojek” gli disse Sherry, ridacchiando.<br />
L’uomo si limitò ad annuire con un cenno del capo, indaffarato ad allentare le viti che tenevano l’Holocomm ancorato alla capanna.</p>
<p>“… ecco fatto. Che ne dici, Redgarn? Bel lavoro, vero?” chiese il ribelle, voltandosi verso l’ufficiale legato e imbavagliato, seduto in un angolo della capanna. “Oh, scusami, dimenticavo che non puoi parlare…” aggiunse, per farsi beffe di lui.</p>
<p>Molti si erano alzati da poco, e tenevano una mano di fronte agli occhi per non farsi abbagliare dai dolci raggi del sole appena sorto, impegnati in un’impari battaglia contro il freddo stagionale per riscaldare la frizzante arietta mattutina. Tutt’intorno a loro anche la natura si stava risvegliando, i fiori e le piante si aprivano alla luce e al seppur tenue calore solare, dopo l’immobilità di una notte trascorsa in attesa dell’arrivo del nuovo giorno, che avrebbe scacciato la rigida temperatura del buio autunnale.</p>
<p>Nad era assieme ad Alex e altri soldati, quando si accorse della presenza di Elizabeth, sola soletta, il suo sguardo ansioso rivolto verso la capanna. Si congedò dal gruppetto di amici con una scusa qualsiasi, e si fece largo tra la folla, in direzione della ragazza.</p>
<p>“Tranquilla come sempre, eh?” esordì lui, cercando di alleggerire la tensione dell’attesa.<br />
“Ah, ciao Nad! Ti ringrazio per avermi fatto compagnia ieri sera… se fossi stata da sola con la mia compagna di stanza sarei esplosa dalla preoccupazione…” lo salutò lei, sorridendo.<br />
“Almeno questo… in fondo è anche colpa mia se sono riusciti a catturare il Capitano…” ammise il giovane, ricordandole che, se il temerario piano di Ojek e Sherry aveva avuto successo, gran parte del ‘merito’ andava all’ingenuità dei quattro guardiani.</p>
<p>Nel frattempo Ojek era apparso sul ramo della capanna, presentandosi per la prima volta di fronte all’intera popolazione dell’avamposto. Il chiacchiericcio agitato e incessante delle Guardie e delle infermiere si interruppe di colpo, l’attenzione di ognuno rivolta alle parole che il Ribelle stava per pronunciare.<br />
“Eccolo… finalmente sapremo cos’hanno intenzione di combinare…” concluse Nad, volgendo lo sguardo verso l&#8217;albero.</p>
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		<title>Lifedomes &#8211; Ojek contro Redgarn</title>
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		<pubDate>Sun, 15 Jan 2006 02:18:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Angel</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il Capitano non se lo fece dire due volte: gettò via dal tavolo le mappe e le scartoffie su cui stava lavorando e aprì il cassetto, estraendone un fucile laser.
“Devi solo azzardarti a mettere il naso qui dentro, bastardo di un ribelle…” pensò, togliendo la sicura all’arma e puntandola verso l’entrata della stanza, che ora [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il Capitano non se lo fece dire due volte: gettò via dal tavolo le mappe e le scartoffie su cui stava lavorando e aprì il cassetto, estraendone un fucile laser.<br />
<i>“Devi solo azzardarti a mettere il naso qui dentro, bastardo di un ribelle…”</i> pensò, togliendo la sicura all’arma e puntandola verso l’entrata della stanza, che ora stava fissando rabbiosamente.<br />
<span id="more-117"></span></p>
<p>La cosiddetta sala del capitano era poco più della classica capanna sull’albero, con un paio di piccole finestrelle e scarsamente ammobiliata: la sua funzione, infatti, era quella di fornire all’ufficiale incaricato di supervisionare e dirigere la vita nell’avamposto, un luogo tranquillo e riparato per comunicare col Comando e preparare i piani di perlustrazione.</p>
<p><i>“… perché ci mette tanto?”</i> si chiese Redgarn. Ormai erano passati un paio di minuti da quando i ragazzi l’avevano avvertito, e non aveva ancora visto anima viva.<br />
Improvvisamente… “CAPITANO! SUL TETTO!” lo avvertì Alex, che non aveva smesso di seguire i movimenti del ribelle. L’uomo si era appena gettato sulla capanna dal ramo sovrastante, per prendere di sorpresa il soldato.</p>
<p>Quest’ultimo reagì immediatamente, prima con una sonora bestemmia, e poi sparando al soffitto, verso il punto da cui aveva sentito provenire il tonfo degli stivali del misterioso intruso. L’arma produsse un brevissimo sibilo, e lasciò partire uno scintillante raggio di energia che attraversò il legno della capanna, lasciando un minuto foro circolare nel soffitto, e si perse tra le stelle nel cielo.<br />
Resosi conto di aver mancato il bersaglio, il capitano gettò in un angolo della capanna il fucile – che sarebbe stato svantaggioso da maneggiare in un combattimento corpo a corpo – e sfoderò l’elettroshocker, rivolto verso l’ingresso, pronto a fronteggiare il nemico.</p>
<p>Stavolta, l’attesa dell’ufficiale fu ripagata dall’ingresso in scena del suo furtivo rivale; vestiva una tuta mimetica molto simile alle uniformi della Guardia, e il suo volto portava i segni inconfondibili di chi aveva trascorso gran parte delle sue giornate in ambienti ostili, come la Grande Foresta: piccole cicatrici qua e là su tutto il viso, la pelle resa ruvida e spessa dalla pioggia e dal vento sferzante, e una barba ispida e poco curata. Nonostante questo, e i capelli che ormai iniziavano ad ingrigirsi per l’età non più giovanile, la sua espressione era quella di una persona decisa, assolutamente sicura di sé e dei propri mezzi. Non ne aveva tutti i torti, in fondo, dopo aver dato prova di essere dotato di lucidità e scaltrezza non comuni anche tra gli stessi membri della Guardia.</p>
<p>“Il mio nome è Ojek, e faccio parte di quelli che voi chiamate ‘Ribelli’. Lieto di fare la tua conoscenza, Capitano Redgarn” si introdusse, appoggiandosi con una spalla all’entrata della capanna. “Immagino che però tu non possa dire altrettanto” aggiunse, con un sorriso beffardo.<br />
“Si può sapere cosa diavolo volete da noi??” lo interrogò il soldato, furibondo. Era convinto che in un avamposto tanto lontano dal confine con la Repubblica non avrebbe mai dovuto faticare per guadagnare il suo lauto stipendio da ufficiale. Ne era una prova evidente l’incuria con cui aveva predisposto le difese della sua stessa sala, eluse con facilità disarmante da un paio di semplici ribelli.<br />
“Secondo te? Qual è l’unica cosa di cui potremmo avere bisogno che possiamo trovare solo in questa sala?” gli rispose Ojek inarcando le sopracciglia, come se fosse stato stupito dall’ingenuità che tradiva una simile domanda.<br />
“Non credo proprio che il Comandante Galen sarebbe contento di sapere che, a causa dell’incapacità di un suo sottoposto, i Ribelli siano entrati in possesso di una delle mappe degli avamposti del Regno di Lideth…” lo incalzò l’intruso, che intanto aveva estratto l’elettroshocker, rendendo chiaro il motivo principale della loro incursione.</p>
<p>Al solo pensiero di dover rispondere di una noncuranza simile di fronte al Comandante, il terrore si impadronì di Redgarn, che perse il controllo e si lanciò alla carica; Ojek, che tutto si aspettava fuorchè una reazione simile, fu colto alla sprovvista. Saltò fuori dalla capanna per schivare all’ultimo istante l’affondo dell’ufficiale, ma perse l’equilibrio, e per evitare di cadere rovinosamente al suolo da un paio di metri di altezza si aggrappò con entrambe le mani al ramo su cui si trovavano.<br />
Pochi istanti dopo, il tonfo sordo dell’elettroshocker che cadeva sul fogliame fece capire a Ojek che la fortuna l’aveva abbandonato, lasciandolo – disarmato – in balia del Capitano Redgarn.</p>
<p><i>“Dannazione! Questa non ci voleva…”</i> pensò Ojek, volgendo lo sguardo verso il punto in cui aveva sentito atterrare la sua arma, senza però riuscire ad individuarla.<br />
“Adesso non fai più tanto lo sbruffone, eh?” lo sbeffeggiò Redgarn, come se non fosse stato solamente un colpo fortunato. Il Capitano aveva terminato la sua corsa furibonda pochi passi all’esterno della sala, vicino a dov’era aggrappato il ribelle; ora se ne stava lì a guardarlo compiaciuto, pronto a stordirlo con una carica elettrica al primo tentativo di reazione.</p>
<p>“Certo che voi Ribelli dovete essere ridotti male… mandare in una missione simile uno della tua età… pfft, patetici…” sussurrò Redgarn, in tono altezzoso.<br />
Ojek rispose a fatica, tutte le sue energie tese a rimanere aggrappato al ramo, per non finire tra le braccia dei giovani guardiani: “… è stata una mia iniziativa&#8230; non mi sembrava… il caso… di far rischiare dei giovani inesperti… e promettenti… per una delle mie… idee”.<br />
“… e hai fatto bene, considerando com’è andata a finire…” concluse il Capitano, guardando con disprezzo il coraggioso ribelle. “Là sotto i ragazzi non aspettano altro che tu cada per arrestarti. Ce la fai da solo, o hai bisogno di una spinta?” lo sbeffeggiò sogghignando, l’elettroshocker saldamente in pugno.<br />
“Non siete altro che burattini nelle mani di chi ha il potere… possibile che non ve ne rendiate conto??” gridò con rabbia l’intruso, in risposta alla provocazione del soldato.</p>
<p>“Andiamo, non rendere tutto più difficile. Certi tentativi disperati non attaccano, con me…” proclamò Redgarn, sentendo la vittoria in pugno. “Arrenditi senza fare tante storie, non hai scam…”<br />
Prima che l’ufficiale potesse finire la frase, Ojek avvertì un sibilo e un lieve spostamento d’aria, pochi centimetri a lato del suo orecchio destro. Subito dopo Redgarn mosse qualche passo, barcollando proprio all’interno della capanna, e cadde pesantemente al suolo privo di sensi.<br />
<i>“Whew… certo che c’è mancato poco…”</i> pensò Sherry, tirando un sospiro di sollievo. La ragazza, sfruttando la penombra e la sua posizione nascosta, aveva infatti lanciato uno dei suoi sedativi verso il Capitano, colpendolo in pieno.</p>
<p>“Che diavolo…” chiese Nad ai suoi compagni, non capendo cosa potesse essere successo; ma la loro attenzione fu immediatamente catturata dalla voce di Ojek, che nel frattempo era risalito sul ramo e aveva raccolto il fucile di Redgarn dalla capanna.<br />
“Fermi lì, ragazzi. Non vorrei che il vostro Capitano facesse una brutta fine… sapete, ho sentito dire che il Comandante Galen sia piuttosto poco paziente con i suoi sottoposti in casi simili…”</p>
<p>Il Comandante si aspettava infatti massima precisione e impegno costante da parte dei suoi uomini, e non tollerava leggerezze o inadempienze: la severità con cui le puniva era tale da intimorire chiunque facesse parte della Guardia Forestale; come spesso accade, inoltre, le chiacchiere e le voci di corridoio contribuivano in modo estremamente efficace a ingigantire la realtà, e rendere la figura di Galen una delle più inquietanti nell’intero Regno di Lideth.</p>
<p>“E adesso?” si interrogò terrorizzato Alex, sperando che Nad – che si era dimostrato il più sveglio dei quattro – avesse qualche idea.<br />
“… facciamo quello che ci dice, per ora. Tra poco gli altri saranno di ritorno” sussurrò il ragazzo, sperando che l’arrivo delle pattuglie potesse mettere in fuga Ojek.<br />
Il ribelle, però, aveva piani ben precisi: “Sherry, sali e aiutami a legare il capitano, prima che si svegli” disse all’amica. “Voi quattro, invece… mettete al corrente della situazione i soldati di pattuglia e le infermiere. Domani mattina, all’alba, vi voglio tutti quanti attorno a quest’albero… e state calmi. Non abbiamo cattive intenzioni, e se farete esattamente ciò che vi diciamo, tra qualche giorno libereremo il Capitano Redgarn e ce ne andremo come se nulla fosse successo. Non costringeteci a mettervi nei guai con il Comandante, e noi non lo faremo&#8230;”</p>
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		<title>Lifedomes &#8211; Una visita indesiderata</title>
		<link>http://www.angeljoke.com/wordpress/archives/101</link>
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		<pubDate>Sun, 08 Jan 2006 17:38:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Angel</dc:creator>
				<category><![CDATA[Lifedomes]]></category>

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		<description><![CDATA[Alcuni giorni prima&#8230; 
Era sera inoltrata, e l’oscurità avvolgeva nella sua silenziosa, innaturale dolcezza l’avamposto del Capitano Redgarn. Dal cataclisma in poi, infatti, le forme di vita naturali erano andate facendosi sempre più rare, e la foresta aveva perso gran parte dei suoni che un tempo facevano incessante compagnia a chiunque vi si addentrasse.
Nonostante questo, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><i>Alcuni giorni prima&#8230; </i></p>
<p>Era sera inoltrata, e l’oscurità avvolgeva nella sua silenziosa, innaturale dolcezza l’avamposto del Capitano Redgarn. Dal cataclisma in poi, infatti, le forme di vita naturali erano andate facendosi sempre più rare, e la foresta aveva perso gran parte dei suoni che un tempo facevano incessante compagnia a chiunque vi si addentrasse.<br />
Nonostante questo, di tanto in tanto capitava che qualche cucciolo sperduto si avventurasse nei dintorni degli avamposti, dove veniva generalmente accolto di buon grado e accudito dalle infermiere. Trovare un piccolo, di qualsiasi specie – data la loro rarità &#8211; era ormai considerato un segno di buona sorte, e il personale medico, che raramente era impegnato a fondo ma non poteva comunque mancare, non disdegnava un po’ di compagnia.</p>
<p><span id="more-101"></span></p>
<p>Costruiti all’interno della Grande Foresta, con lo scopo di fungere da base alle pattuglie che sorvegliavano l’area circostante, queste cittadine in miniatura erano dislocate in modo più o meno uniforme su tutto il territorio forestale.<br />
In genere erano formati da pochi edifici, quali il dormitorio per i soldati della Guardia Forestale, l’infermeria, il deposito dei rifornimenti e la “sala” del capitano; quest’ultima rivestiva grande importanza, essendo il luogo in cui si trovava l’Holocomm: frutto delle ricerche più avanzate, era il dispositivo utilizzato per mantenersi in contatto con il Comando, che permetteva – in tempo reale – di comunicare e visualizzare una proiezione olografica tridimensionale del proprio interlocutore.<br />
Tutto questo era costruito in piccole radure ricavate tra gli alberi della Foresta, eccetto che per la sala del capitano, al sicuro – in uno stile quasi fiabesco –  sui rami dell’albero al centro dello spiazzo, il punto più facilmente visibile dell’intero complesso.</p>
<p>All’improvviso due ombre si mossero furtive e decise, tra la fitta boscaglia, in direzione della radura in cui si trovava l’avamposto. La maggior parte dei soldati doveva ancora rientrare dal giro di ricognizione, quindi rimaneva solo un gruppetto di quattro giovani a montare di guardia all’Holocomm, oltre al capitano stesso. Le due misteriose figure avevano sfruttato l’oscurità e la copertura offerta dalla vegetazione per arrivare il più possibile vicino al loro probabile obiettivo, cioè la capanna di Redgarn,  ma difficilmente sarebbero riuscite a raggiungerla senza farsi scorgere dai guardiani, che tenevano illuminata a giorno la zona circostante con dei piccoli falò.</p>
<p>Uno dei due estrasse dallo zainetto che portava sulla schiena un piccolo involucro, dall’aspetto leggero e fragile, e prese la mira per lanciarlo in direzione del fuoco più vicino. Un attimo prima, però, il suo compagno gli mise la mano sulla spalla, come a volerlo fermare, e gli indicò di guardare in direzione dei quattro ragazzi, che stavano confabulando in modo piuttosto agitato.</p>
<p>“Vi giuro che ho visto qualcosa muoversi, laggiù! Nad, guarda là in fondo!” disse uno dei quattro, puntando il dito proprio verso i due misteriosi personaggi.<br />
“Bah, Alex, la noia ti dà alla testa… chi mai vuoi che ci sia, oltre a noi quattro stupidi, qua intorno? Fossimo al confine o col Comandante Galen capirei, ma qui…” gli rispose sprezzante uno dei suoi compagni.<br />
“Sarà un animaletto selvatico… vedrai che domani mattina Elizabeth sarà tutta allegra per aver trovato un cucciolo”, ipotizzò un terzo, spostando l’attenzione del gruppetto ad argomenti tutt’altro che collegati al loro compito, e qualche minuto dopo  tornarono a sedersi, dimenticandosi dell’ombra scorta poco prima.</p>
<p>“Ok, Sherry, si sono calmati…” sussurrò quella che sembrava essere il capo, tra le due ombre. “Spegni quei falò e tienili d’occhio, che a Redgarn ci penso io”.<br />
Lei annuì e lanciò la piccola bomba d’acqua sul fuocherello più vicino, che si spense in un attimo. I due si accucciarono subito a terra, mimetizzandosi tra i cespugli.</p>
<p>“Cos’è stato?” gridò Alex, visibilmente preoccupato.<br />
“Maledizione… “ gli fece eco Nad. “Redgarn vorrà le nostre teste se lasciamo passare qualcuno!”<br />
I quattro si mossero verso il falò spento, senza perdere d’occhio l’albero, e notarono l’involucro vuoto della bomba ad acqua.<br />
“Ecco cos’è stato… allora c’è davvero qualcuno!” disse uno dei ragazzi, in preda all’eccitazione e all’emozione, portando la mano alla cintura, dove teneva appeso il suo elettroshocker – una sorta di manganello che colpiva con cariche elettriche paralizzanti, non letali, dato comunemente in dotazione alla Guardia Forestale.</p>
<p>Di colpo videro spegnersi un’altra luce, poco lontano da quello attorno a cui si erano raccolti.<br />
“Ma quanti sono??” esclamò Alex, il meno freddo tra i quattro, gettando anche gli altri nel panico: i ragazzi corsero subito attorno al secondo falò, ignorando completamente l’albero. L’inesperienza e lo scarso acume del gruppetto – vittima di un diversivo tanto elementare –  si facevano ora evidenti, così come il cono d’ombra che avrebbe permesso l’arrampicata sul tronco ai due intrusi.</p>
<p>“Coprimi!” sussurrò il compagno di Sherry, uscendo dal nascondiglio, e sfruttò l’attimo di disorientamento dei giovani guardiani per raggiungere rapidamente l’albero. Nel frattempo la ragazza appoggiò a terra lo zainetto e ne estrasse alcuni piccoli dardi da lancio, intinti in un potente sonnifero.<br />
Il ribelle aveva da poco iniziato l’arrampicata verso la sala di Redgarn, quando uno dei ragazzi ebbe la lucidità di provare a riaccendere i falò spenti: intuendo le sue intenzioni, Sherry diresse una delle sue minuscole frecce verso la schiena del soldato prima che potesse combinare alcunchè. Per sua sfortuna, però, lui si abbassò verso la legna proprio nell’istante in cui lei tentò il lancio, mandandolo a vuoto.<br />
<i>“Dannazione!”</i> pensò la giovane, affrettandosi ad impugnare un altro dardo e a riprendere la mira, ma era troppo tardi: uno dei fuocherelli era già tornato ad illuminare l’albero.</p>
<p>“CAPITANO REDGARN! I RIBELLI!!” gridò Nad dopo aver visto l’intruso a pochi istanti dall’ingresso della sala del capitano, rendendosi conto che non sarebbero stati in grado di fermarlo.</p>
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		<title>Lifedomes &#8211; Preludio (quarta e ultima parte)</title>
		<link>http://www.angeljoke.com/wordpress/archives/95</link>
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		<pubDate>Sun, 01 Jan 2006 03:25:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Angel</dc:creator>
				<category><![CDATA[Lifedomes]]></category>

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		<description><![CDATA[ Link alle parti precedenti del Preludio (Un appuntamento al buio):
Prima parte
Seconda parte
Terza parte
&#8230;
Il lieve, quasi impercettibile fruscio delle foglie e dei fili d’erba, e il sussurrare della brezza notturna, fredda ma fedele compagna dei ribelli cittadini, erano gli unici che, sotto lo sguardo protettivo e rassicurante della luna, osavano ancora sfidare il silenzio innaturale [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><i> Link alle parti precedenti del Preludio (Un appuntamento al buio):<br />
<a href="http://www.angeljoke.com/wordpress/archives/49">Prima parte</a><br />
<a href="http://www.angeljoke.com/wordpress/archives/55">Seconda parte</a><br />
<a href="http://www.angeljoke.com/wordpress/archives/59">Terza parte</a></i></p>
<p>&#8230;</p>
<p>Il lieve, quasi impercettibile fruscio delle foglie e dei fili d’erba, e il sussurrare della brezza notturna, fredda ma fedele compagna dei ribelli cittadini, erano gli unici che, sotto lo sguardo protettivo e rassicurante della luna, osavano ancora sfidare il silenzio innaturale che regnava, incontrastato, nelle spoglie radure all’esterno dei Lifedomes.<br />
<span id="more-95"></span><br />
In quello spiazzo, ormai semideserto, si era da poco concluso uno dei cosiddetti ‘incontri di reclutamento’ dei Ribelli; la paura di essere scoperti e condannati con l’accusa di tenere un comportamento sospetto, potenzialmente sovversivo, aveva messo le ali ai piedi dei partecipanti alla riunione, che si erano dileguati in tutta fretta un paio di minuti dopo che la giovane ragazza era svanita, come d’incanto, tra le ombre.<br />
Rimanevano solo due persone, immobili e silenziose nell’oscurità che li circondava e li abbracciava, i loro sguardi pensierosi persi nel buio. Dopo qualche istante, però, uno dei due si decise a parlare all’altro.<br />
“Allora, ragazzo, hai intenzione di dirle chi hai visto oggi?” chiese Vince.<br />
“No, non lo farò. Non me la sento di spezzarle il cuore dicendole che lei è qui, ma non potrà vederla” fu la triste, immediata risposta del giovane, ben preparato ad una domanda che era tutt’altro che imprevista.<br />
“Ma è sua sorella, in fondo! Avrà anche il diritto di sapere che Sherry è in città, non credi? Come pensi che si sentirebbe se lo venisse a sapere comunque, e scoprisse che tu hai cercato di tenerglielo nascosto?” lo attaccò la guardia, in tono decisamente stizzito da quella che ai suoi occhi non era altro che paura di affrontare la verità.<br />
Selinji rimase in silenzio, senza la più vaga idea di come rispondere, e il silenzio si impadronì nuovamente di quella radura, in cui il canto dei grilli e i rumori degli animali notturni non erano che un ricordo di un passato lontano e ormai perduto.</p>
<p>Quella fu una notte tormentata per Selinji. Il suo istinto gli gridava di unirsi ai ribelli, per cercare di fare qualcosa contro quella che vedeva come la tirannia dei potenti, ma allo stesso tempo sentiva che non si sarebbe mai perdonato se Scarlet fosse stata abbandonata anche da lui, l’unica persona che le restava dopo che sua sorella era partita.</p>
<p>“Sai, Scarlet… ho capito che non posso starmene da parte mentre tante altre persone combattono e si sacrificano per tutti noi”, prendendo le mani della ragazza tra le sue, facendole capire che credeva davvero in quello che diceva.<br />
“Anche Sherry doveva essere arrivata a questa conclusione, per riuscire ad andarsene” gli rispose lei, quasi leggendogli nel pensiero. “Ho sempre temuto che questo momento potesse arrivare, anche prima che lei partisse… ma è impossibile pensare di separare te e la tua passione innata a cacciarti nei guai” proseguì, cercando inutilmente di mantenersi impassibile.<br />
Selinji rimase ad ascoltarla, sentendosi terribilmente in colpa per quello che le stava facendo, nonostante sapessero entrambi che questo sacrificio sarebbe stato fatto per una giusta causa.<br />
“L’ho sempre temuto, perché sapevo benissimo che non sarei mai riuscita a fermarti, se avessi deciso di unirti ai Ribelli. Mi mancherai…”<br />
Le lacrime, ormai, scendevano abbondanti lungo le sue guance, e dovette fermarsi un attimo prima di riuscire a concludere quello che stava dicendo.<br />
“… promettimi almeno che non ti dimenticherai di me e qualche volta tornerai a trovarmi, se potrai”.<br />
Selinji, con l’occhio lucido e quasi sull’orlo di cedere al pianto, fece per abbracciarla e stringerla a sé un’ultima volta, per confortarla e darle coraggio come tanto spesso aveva fatto lei nei suoi momenti più difficili… ma a quel punto si svegliò di soprassalto, la fronte imperlata di sudore.</p>
<p>Era stato solamente un sogno: infatti, si trovava ancora nella sua camera, all’interno dell’apparato residenziale della Guardia Forestale. Qui soggiornavano i giovani nel periodo del loro addestramento, terminato il quale venivano solitamente inviati come rinforzo nelle guarnigioni più interne, lontane dal caldo confine con la Repubblica del Nord.<br />
Essi venivano reclutati su base annuale tra la popolazione, a completa discrezione degli ufficiali dell’esercito: non c’era un limite massimo ai ragazzi che potevano essere costretti ad entrare nella Guardia Forestale nello stesso anno, e chiunque fosse stato scelto da uno dei Capitani non poteva rifiutare il cortese ‘invito’.<br />
Non se voleva continuare a camminare sulle proprie gambe, almeno.<br />
Selinji si soffermò a fissare il soffitto per qualche istante, mentre nella sua mente si faceva strada la sensazione di aver deciso – anche grazie al sogno – cosa fare riguardo alla possibilità di unirsi ai Ribelli; un paio di minuti dopo si girò su un fianco, e cadde nuovamente in un sonno agitato e senza requie.</p>
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		<title>Aspettando Lifedomes&#8230;</title>
		<link>http://www.angeljoke.com/wordpress/archives/94</link>
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		<pubDate>Sat, 31 Dec 2005 02:29:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Angel</dc:creator>
				<category><![CDATA[Lifedomes]]></category>

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		<description><![CDATA[Per quanti (a proposito, quanti? Uno? Due?) di voi aspettano da tempo ormai indecente notizie da parte del qui presente lavativo riguardo alla sua storia&#8230; non preoccupatevi, il progetto non è stato sospeso, anzi. È stata solo rallentata un pochino la pubblicazione, ma riprenderò a postare le nuove puntate con regolarità insospettabile (almeno per quanti [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Per quanti (a proposito, quanti? Uno? Due?) di voi aspettano da tempo ormai indecente notizie da parte del qui presente lavativo riguardo alla sua storia&#8230; non preoccupatevi, il progetto non è stato sospeso, anzi. È stata solo rallentata <i>un pochino</i> la pubblicazione, ma riprenderò a postare le nuove puntate con regolarità insospettabile (almeno per quanti mi conoscono&#8230;) a partire dall&#8217;anno prossimo.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Lifedomes &#8211; Un appuntamento al buio (parte 3) / A date in the dark (part 3)</title>
		<link>http://www.angeljoke.com/wordpress/archives/59</link>
		<comments>http://www.angeljoke.com/wordpress/archives/59#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 19 Sep 2005 13:12:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Angel</dc:creator>
				<category><![CDATA[Lifedomes]]></category>

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		<description><![CDATA[“… adesso sì, che sono nella merda…” pensò Selinji, voltandosi lentamente verso l’uomo che gli aveva rivolto la parola. “Calma. Non può sapere perché sono qui… a meno che questa non sia…”
Le mani, in tasca per ripararsi dalla fredda brezza notturna, stavano iniziando ad essere preda di un lieve tremolio, e non a causa della [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><i>“… adesso sì, che sono nella merda…”</i> pensò Selinji, voltandosi lentamente verso l’uomo che gli aveva rivolto la parola. <i>“Calma. Non può sapere perché sono qui… a meno che questa non sia…”</i><br />
Le mani, in tasca per ripararsi dalla fredda brezza notturna, stavano iniziando ad essere preda di un lieve tremolio, e non a causa della temperatura.<br />
<i>“No. Non può essere, non avrebbero organizzato una trappola per una sola persona. Ma forse tutti gli altri non ci sono cascati… che stupido…”</i><br />
Avrebbe voluto prendersi a schiaffi, e il suo sguardo, che provava a far sembrare freddo per ingannare la Guardia che ora aveva di fronte, tradiva piuttosto chiaramente la paura e l’ansia che lo pervadevano&#8230;</p>
<p>&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;</p>
<p><i> “… great, now I’m royally screwed…”</i> Selinji thought, slowly turning towards the man who had addressed him. <i>“Ok, no need to freak out. He can’t possibly know why I’m here, unless this is…”</i><br />
His hands, in the pockets to protect them from the cold nightly breeze, had started shaking lightly, and not because of the weather.<br />
<i>“No. It can’t be, they wouldn’t have set a trap up for just one person. But maybe nobody else fell for it… what a fool…”</i><br />
He wanted to punch himself, and his look, despite his attempts to seem cold to deceive the Guard in front of him, clearly betrayed the fear and the anxiety pervading him&#8230;</p>
<p><span id="more-59"></span></p>
<p>&#8230; Si chiamava Vince, e lavorava come guardiano dell’Area di Lavoro 11 delle colture idroponiche, l’area in cui lavorava Scarlet. Le colture idroponiche erano una parte fondamentale dei Lifedomes: non solo erano la principale fonte di cibo per tutta la popolazione, ma assicuravano un lavoro dignitoso anche ai poveri abitanti della periferia, anche se rigidamente regolamentato e controllato. Tra l’altro, visto che le colture erano all’interno della cupola protettiva, chi vi lavorava poteva respirare per alcune ore aria pulita, prima di tornare alla propria abitazione, all’esterno del Lifedome e quindi in una situazione ambientale compromessa, seppur vivibile.</p>
<div style="text-align: justify; ">
<div style="padding: 5px;  float: right;">
<img src="http://www.angeljoke.com/wordpress/wp-content/factoryEp3.jpg"/>
</div>
<p>In alternativa, i cittadini potevano trovare occupazione nel secondo dei tre settori in cui erano generalmente divisi i Lifedomes, e cioè la Zona Industriale: lì venivano prodotti i vari beni più o meno necessari alla vita quotidiana, immessi nel mercato della città stessa ma anche utilizzati per il commercio con altre città di Lideth. Inoltre, nonostante l&#8217;alta concentrazione di stabilimenti industriali, l&#8217;inquinamento era ridotto al minimo: gli scienziati avevano fatto tesoro dei disastri iniziati decenni prima, e avevano messo a punto fonti di energia pulita sufficienti a sostenere il fabbisogno dei vari impianti produttivi installati in ogni città.</p>
<p>“Sai, Vince… oggi sono venuto ad accompagnare Scarlet a casa dal lavoro… avrai visto che non sta bene, no? E guarda un po’, mi sono appena accorto di aver perso la tessera di riconoscimento! Se non la ritrovo entro domani mattina, chi lo sente il Cap…” tentò di fargli credere Selinji, ma la Guardia lo interruppe improvvisamente, senza lasciargli il tempo di finire la frase.
</p></div>
<p>“La fantasia non ti manca, ragazzino. Se non ti avessi visto startene tranquillamente seduto dietro a quel cespuglio – e, soprattutto, non sapessi cosa c’è stasera – potrei addirittura crederti” ribattè Vince, spegnendo le piccole speranze che ancora nutriva il giovane, la vivacità sparita dal suo occhio smeraldino per lasciare spazio a paura e tensione.<br />
“Ma non preoccuparti, stavolta non sono qui per cacciare via nessuno. Anzi… “ svelò, sogghignando.<br />
La paura scomparve improvvisamente dal volto di Selinji, sostituita da un’espressione di sorpresa e incredulità.<br />
“… sono qui per lo stesso motivo per cui lo sei tu, probabilmente” continuò Vince, conscio del fatto che il ragazzo a cui stava parlando non credesse ancora alle proprie orecchie. “Cosa credi? Che il fatto che lavorassi per loro significasse che io mi bevessi tutte quelle porcherie che ficcano a forza nelle teste della gente? No, figliolo… ne ho avuto abbastanza di stare a guardare mentre quei bastardi, tranquilli e sicuri nelle loro torri d’avorio, ci fanno lavorare tutti quanti come bestie, facendosi passare per ‘i benefattori che ci danno cibo, lavoro e aria pulita ogni giorno’. Ne ho avuto abbastanza anche dei loro slogan propagandistici” concluse Vince.<br />
“E non siamo gli unici a pensarla così, sembra…” aggiunse il ragazzo, indicando il gruppetto di persone che si era formato a poca distanza.<br />
Erano le 23 precise.</p>
<p>Selinji tentò di riconoscere le figure che lo circondavano, ma il buio non gli permetteva di distinguere bene il loro aspetto. Solo una gli sembrava piuttosto familiare, anche se era una semplice sensazione, e non avrebbe saputo spiegarne il motivo. Era una sagoma femminile – l’unica, nel gruppetto formato da lei, Selinji, Vince e altri tre sconosciuti – alta e slanciata, il volto coperto da un cappuccio scuro.<br />
“Ben arrivati. Ve lo dico subito, non c’è un istante da perdere. Se avete avuto il coraggio – o la stupidità – di venire qui, stasera, sapete benissimo tutto quanto c’è da sapere” annunciò la ragazza.<br />
Selinji non faticò a riconoscere quella voce, e trattenne a stento un gemito di sorpresa.<br />
Si voltò verso Vince, che gli rispose silenziosamente con un cenno del capo.<br />
“Vi abbiamo seguito per diverso tempo, sappiamo che le vostre idee coincidono con le nostre e che avete abilità che potrebbero tornarci utili. Se volete unirvi a noi Ribelli, fatevi ritrovare qui dopodomani, esattamente alla stessa ora. Non rivelate a nessuno dove state andando, a meno di non volerli mettere in pericolo” avvertì la misteriosa ragazza, in tono minaccioso.<br />
“… e non contate di tornare a casa tanto presto” concluse, con un pizzico di tristezza nella sua voce.</p>
<p>&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;</p>
<p>&#8230; He was called Vince, and guarded the Hydroponics Work Area #11, where Scarlet worked as well. Hydroponic farms were a fundamental part of the Lifedomes: not only they were the population’s primary nourishment source, but they also assured a dignified job to the poor suburbers, even if rigidly controlled and regulated. Moreover, the farms were placed inside the protective dome: this meant that those who worked there could breathe fresh air for some hours, before going back home, out of the Lifedome, in a compromised &#8211; barely liveable &#8211; environmental situation.</p>
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<p>Alternatively, commoners could find work in the second of the three city sectors, that was the Industrial Zone: ordinary goods were produced there, to be sold in the town’s own market, but also used for commerce with other cities in Lideth. Also, despite the high concentration of industrial estabilishments, pollution was reduced to a minimum: scientists had learned their lesson from the disasters begun decades before, and had developed clean energy sources that provided enough energy for the various productive plants installed in every city.</p>
<p>“Y’know, Vince… today I came here to see Scarlet home… you must have noticed she isn’t feeling well, didn’t you? And, what a coincidence, I’ve just noticed I lost my ID card! If I can’t find it by tomorrow morning, the Captain is going to kic…” Selinji tried to lie, but the Guard suddenly interrupted him, without even letting him end the sentence.</p></div>
<p>“You aren’t lacking inventiveness, kid. If I hadn’t seen you quietly sitting there – and I didn’t know what’s about to happen tonight – I might even believe you” Vince replied, putting the young man’s hopes out, fear taking the place of the liveliness in his emeraldine eye.<br />
“But don’t worry, I’m not here to kick anyone out this time. Not at all…” he revealed, laughing.<br />
Selinji didn’t seem to be frightened anymore, his face looked more surprised than anything else.<br />
“… I’m here for the same reason you are, probably” Vince continued, well aware that the boy still couldn’t believe his ears. “What did you think? That working for them meant I believed all that bullshit they stuff in people’s heads by force? No, son… I’ve had enough of simply watching while those bastards, safe and quiet in their ivory towers, make us all work like slaves, making people believe they’re ‘the benefactors who give us food, work and clean air every day’. I’ve had enough of their propaganda as well” Vince concluded.<br />
“And others seem to share our ideas…” Selinji added, pointing at a small, nearby group of a few people.<br />
It was 11 PM o’ clock.</p>
<p>Selìnji tried to recognize the people surrounding him, but the darkness didn’t let him have a good enough look at them. Only one seemed rather familiar, even though it was a simple sensation, and he couldn’t explain the reason. It was a female – the only one, among the 6 people – tall and slender, her face covered by a dark hood.<br />
“Welcome. I’m going to tell you everything immediately, there’s no time to waste. If you’ve been brave – or foolish – enough to come here, tonight, you already know all you need” she announced.<br />
Selinji recognized that voice in no time, and could barely hold off. He looked at Vince, who silently nodded at him.<br />
“We followed you for quite some time, we know your beliefs are also our own and you have skills we might find useful. If you want to join the Rebels, come back here in two days, exactly at this same time. Don’t tell anyone where you’re going, unless you want to put them in danger” the mysterious girl warned, in a menacing tone.<br />
“… and don’t count on going back home any soon” she concluded, with a bit of sadness in her voice.</p>
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		<title>Lifedomes &#8211; Un appuntamento al buio (parte 2) / A date in the dark (part 2)</title>
		<link>http://www.angeljoke.com/wordpress/archives/55</link>
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		<pubDate>Thu, 15 Sep 2005 00:19:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Angel</dc:creator>
				<category><![CDATA[Lifedomes]]></category>

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Sceso il buio, Scarlet aprì la finestra della sua stanza e osservò il cielo. Era una notte di luna piena, anche se velata, a tratti, da oscure nuvole passeggere.
&#8212;&#8212;&#8212;
Darkness come, Scarlet opened the window and gazed at the sky. The moon was full, even if veiled – at times – by dark passing clouds.


Scarlet si [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div style="padding: 5px; text-align: center; float: right;">
<img src="http://www.angeljoke.com/wordpress/wp-content/moon.jpg"/></p>
<p><i>Sceso il buio, Scarlet aprì la finestra della sua stanza e osservò il cielo. Era una notte di luna piena, anche se velata, a tratti, da oscure nuvole passeggere.</p>
<p>&#8212;&#8212;&#8212;</p>
<p>Darkness come, Scarlet opened the window and gazed at the sky. The moon was full, even if veiled – at times – by dark passing clouds.</i>
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<p><span id="more-55"></span></p>
<p>Scarlet si incamminò verso casa, assorta e un po’ smarrita i tra pensieri che nella sua giovane mente sparivano e si rincorrevano l’un l’altro, come farfalle nel dolce sole primaverile.<br />
Come nella maggior parte delle famiglie che abitavano in periferia, la scarsa qualità della vita non aveva permesso ai suoi genitori di vivere molto a lungo, per cui non c’era nessuno ad attenderla. Nemmeno la sua sorella maggiore, svanita diversi mesi prima senza lasciare quasi nessuna traccia, eccetto un laconico biglietto grazie a cui le aveva fatto sapere che non avrebbe mai dovuto cercarla, per la sicurezza di entrambi, e che un giorno, dopo aver reso il mondo un posto migliore, sarebbe tornata.<br />
Si era unita alle forze dei Ribelli.<br />
<i>“Spero solo che Sherry non stia facendo un errore. Ci hanno sempre insegnato che questa situazione è colpa di quei miscredenti della Repubblica, che vogliono strapparci le nostre foreste per aumentare le riserve di ossigeno dei loro Lifedomes…”</i> pensò la ragazza, rientrando nella sua dimora, e dirigendosi verso la sua camera.<br />
Si guardò allo specchio, e notò che non aveva una gran bella cera. Il lavoro era organizzato in modo molto rigido, e lo spazio per le necessità personali era scarso, per cui avrebbe dovuto trovare qualcuno a cui chiedere di sostituirla, se avesse voluto restare a casa a riposare. Ma non era quello il suo pensiero principale, in quel momento.<br />
<i>“… e se fosse come dicono i ribelli, se fosse vero che c’è ossigeno a sufficienza… perché il Re non dovrebbe far costruire nuove cupole per tutti? Temo proprio che stiano dando la caccia a una loro stessa fantasia… spero solo che almeno Selinji non vada a cacciarsi nei guai”</i> si rimise a pensare preoccupata, aggrottando le sopracciglia che facevano da cornice ai suoi dolci occhi scuri, mentre si sfilava la ciocca che teneva legati i suoi lunghi capelli castani, venati qua e là da riflessi dorati.<br />
Sceso il buio, Scarlet aprì la finestra della sua stanza e osservò il cielo. Era una notte di luna piena, anche se velata, a tratti, da oscure nuvole passeggere.</p>
<p>Selinji sbuffò. Era nascosto, già da un’ora abbondante, nei dintorni dell’ingresso principale alla Zona Idroponiche, sorvegliato da un paio di assonnati membri della cosiddetta Security – le Forze di Sicurezza Cittadina. Non era considerata una zona a rischio di attacchi da parte dei ribelli – le colture idroponiche erano la principale fonte di lavoro e di nutrimento per la stragrande maggioranza della popolazione cittadina, e danneggiarle avrebbe portato a ulteriori sofferenze per i poveri abitanti della periferia – e a quell’ora tutti erano già tornati nelle loro abitazioni.<br />
“Che noiaaaaaaaaa…” si lascio sfuggire Selinji, più annoiato dall’attesa che intimorito dalla possibilità di essere stato attirato in una trappola dalla Security.<br />
Ma un istante dopo il sangue gli si raggelò nelle vene, non appena sentì una voce che conosceva fin troppo bene provenire dalle sue spalle:<br />
“Si può sapere cosa ci fai qua, ragazzino?”<br />
Era la voce di Vince, il custode dell’area in cui lavorava Scarlet; aveva già pizzicato Selinji un paio di volte, in precedenza, in quelle occasioni in cui si era recato a trovare la sua amica – di nascosto, ovviamente, non essendo a lui permesso l’ingresso nella Zona Idroponiche.<br />
Era la voce di un membro della Security.</p>
<p>&#8212;&#8212;&#8212;</p>
<p>Scarlet started walking towards home, absorbed and a bit lost in her thoughts, disappearing and flying lightly in her mind, like butterflies in the sweet spring sun.<br />
As in most families living in the suburbs, the poor quality of life hadn’t let her parents have a long life, and then nobody was waiting for her at home. Not even her elder sister, disappeared some months before, leaving almost no traces except a laconic message, saying she shouldn’t ever look for her, for both her security and her sister’s, and that one day – after having helped making this a better world – she would be back.<br />
She had joined the Rebels.<br />
<i>“I only hope Sherry isn’t making a mistake. They’ve always taught us that this situation is those Republicans’ fault, who want to snatch our forests to increase their oxygen reserves…”</i> the girl thought, entering her home, and moving towards her bedroom.<br />
She looked in the mirror, and noticed she wasn’t looking very well. Work was very rigidly organized, and there was almost no room for personal needs, so she’d have had to find someone who would substitute her for a couple of days, if she wanted to stay home and rest. But it wasn’t her principal thought, in that moment.<br />
<i> “… but if the rebels were right, if there’s actually enough oxygen… why shouldn’t the King have new domes &#8211; enough for everyone – built? I’m really afraid they’re going after a fantasy of their own… let’s hope Selinji won’t put himself into a mess”</i> she thought again, frowning, her eyebrows being a beautiful frame for her dark, sweet eyes, as she took her ribbon off her long, dark brown hair, veined here and there with fair, golden locks.<br />
Darkness come, Scarlet opened the window and gazed at the sky. The moon was full, even if veiled – at times – by dark passing clouds.</p>
<p>Selinji snorted. He had been hidden for an hour already, near the main entrance to the Hydroponics Area, guarded by a couple of sleepy members of the City Guard. It wasn’t considered likely to be attacked by the rebels – hydroponics were the main source of work and nourishment for the majority of the citizens, and damaging them would only bring more suffering for the poor people from the suburbs – and by that time everyone had already gone back home.<br />
“Boooooooooriiiiiiiing…” Selinji moaned, more bored by the waiting than afraid of the chance of having been lured into a trap by the Guard.<br />
But just a moment after that, his blood froze in his veins, as he heard a voice – one he knew even too well – coming from behind: “What the hell are you doing here, kid?”<br />
It was Vince, the guardian of the area where Scarlet worked: he had already caught Selinji there a couple of times, before, when the young man came to visit her friend – secretly, as he wasn’t allowed in the Hydroponics Zone.<br />
And he was a City Guard member.</p>
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		<title>Lifedomes &#8211; Un appuntamento al buio / A date in the dark</title>
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		<pubDate>Mon, 29 Aug 2005 23:22:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Angel</dc:creator>
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“Sii prudente, per favore…” sussurrò la ragazza, mentre guardava il suo amico scomparire nell’oscurità&#8230;
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“Be careful, please…” she whispered, looking at her friend disappearing in the shadows&#8230;

“… non saprei cosa dirti. Mi sembra tutto così… oscuro, torbido. Come puoi essere sicuro che non si tratti di una trappola?” chiese al giovane che le stava di fronte.
Selinji [...]]]></description>
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<p><i>“Sii prudente, per favore…” sussurrò la ragazza, mentre guardava il suo amico scomparire nell’oscurità&#8230;</i></p>
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<p><i>“Be careful, please…” she whispered, looking at her friend disappearing in the shadows&#8230;</i></p>
<p><span id="more-49"></span></p>
<p>“… non saprei cosa dirti. Mi sembra tutto così… oscuro, torbido. Come puoi essere sicuro che non si tratti di una trappola?” chiese al giovane che le stava di fronte.<br />
Selinji sbuffò e si passò le mani tra i capelli, gettando all’indietro i ciuffi che gli infastidivano la visuale. La folta chioma scura, perennemente in disordine, faceva a pugni con il vivido colore smeraldino del suo occhio destro. Purtroppo per lui, però, qualcosa che si intonava con i suoi capelli c’era: la benda che copriva il punto in cui sarebbe dovuto esserci l’occhio sinistro, perso alcuni anni prima, nel corso di un incidente avvenuto durante l’addestramento, quando era ancora poco più di un ragazzino. La guancia sinistra era quindi solcata da una profonda cicatrice, che partiva dalla fronte, e raggiungeva quasi l’angolo della bocca, dalle labbra sottili ma pronunciate, e passava accanto al naso, diritto e leggermente aquilino.<br />
“Come la fai lunga, Scarlet… se sentirò odore di guai, taglierò la corda e sarò fuori dal Lifedome in men che non si dica” fu la risposta di Selinji, che sfoderò la classica aria da spaccone troppo sicuro di sé.<br />
In realtà non lo era affatto, nemmeno lui, ma non voleva che la sua cara amica d’infanzia si preoccupasse. Era stata lei a stargli vicino, nei giorni seguenti l’incidente, e Selinji si sentiva oltremodo debitore nei suoi confronti. Non voleva esserle un peso, in nessun modo, anche se un messaggio simile era ben lungi dal sembrare affidabile, almeno a prima vista…<br />
<i>‘Se vuoi contribuire a porre fine a questa dittatura, fatti trovare alle 23 in punto di fronte all’ingresso della Zona Idroponiche. La segretezza sarà la tua migliore amica.’</i><br />
Il foglio, poco più grande di un pugno, era stato infilato sotto la porta della camera di Selinji, e non recava alcun tipo di firma o simbolo che ne potesse indicare, o quantomeno suggerire, la provenienza.<br />
Scarlet era tutt’altro che stupida, e non le volle molto, nonostante non facesse parte – al contrario del suo amico – della Guardia Forestale del regno di Lideth, per capire che le spiegazioni possibili erano solamente due: Selinji era stato osservato e invitato ad un raduno dei Ribelli, oppure, nel caso peggiore, era stato individuato come elemento potenzialmente sovversivo e attirato in una trappola dalle guardie del corpo dei ricchi abitanti del Lifedome, meglio note come Forze di Sicurezza Cittadina.<br />
<i>“Sii prudente, per favore…”</i> sussurrò la ragazza, mentre guardava il suo amico scomparire nell’oscurità, diretto verso l’ingresso che metteva in comunicazione il centro città, all’interno del Lifedome, e la periferia, al suo esterno, dove risiedeva la gente comune.</p>
<p>&#8212;&#8212;&#8212;-</p>
<p>&#8220;&#8230; I don&#8217;t know what to say. It all seems so&#8230; strange, unclear. How can you be so sure it&#8217;s not a trap?&#8221; she asked to the young man standing before her.<br />
Selinji snorted, and passed his hand through his hair, throwing back the forelocks troubling his view. His dark, thick hair, always messy, wasn’t a really good match with the shining, emeraldine colour of his right eye. Sadly, though, there actually was one matching thing: the black bandage covering his left eye, lost some years before, when he was little more than a child, in a training accident. His left cheek was then furrowed by a deep scar, starting from his forehead, passing near his little, slightly aquiline nose, and reaching almost the corner of his thin, yet marked, upper lip.<br />
“How boring, Scarlet… if I smell trouble, I’ll be out of the Lifedome  in a few moments” Selinji replied, with the classical look of the overconfident braggart.<br />
To tell the truth, he was upset as well, but he didn’t want his dear friend to worry. It was her, who stayed close to him the days following his accident, and he felt really in debt towards her. He didn’t want to weigh on her at all, even if such a message was far from being reassuring…<br />
<i>‘If you wish to help stopping this dictatorship, get in front of the entrance to the Hydroponics Area at 23:00. Stealth will be your best friend.’</i><br />
The paper, none bigger than the palm of a hand, had been slipped beneath the door of Selinji’s room, and wasn’t bearing signatures or symbols of any kind, hence making its writer impossible to identify.<br />
Scarlet was far from dumb, and it didn’t take her long, despite she wasn’t part – unlike her friend – of the Kingdom of Lideth’s Forestguard, to realize there were just two possible scenarios: Selinji had either been watched and invited to a meeting of the mysterious Rebels, or, in the worst case, recognized as a potentially subversive element, and lured into a trap by the rich residents of the Lifedome’s bodyguards, already known as City Guard.<br />
<i>“Be careful, please…”</i> she whispered, looking at her friend disappearing in the shadows, walking towards the gate that connected the city centre, inside the Lifedome, and the suburbs, outside of the dome, where common people had their homes.</p>
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