Lifedomes – Preludio (quarta e ultima parte)

Link alle parti precedenti del Preludio (Un appuntamento al buio):
Prima parte
Seconda parte
Terza parte

Il lieve, quasi impercettibile fruscio delle foglie e dei fili d’erba, e il sussurrare della brezza notturna, fredda ma fedele compagna dei ribelli cittadini, erano gli unici che, sotto lo sguardo protettivo e rassicurante della luna, osavano ancora sfidare il silenzio innaturale che regnava, incontrastato, nelle spoglie radure all’esterno dei Lifedomes.

In quello spiazzo, ormai semideserto, si era da poco concluso uno dei cosiddetti ‘incontri di reclutamento’ dei Ribelli; la paura di essere scoperti e condannati con l’accusa di tenere un comportamento sospetto, potenzialmente sovversivo, aveva messo le ali ai piedi dei partecipanti alla riunione, che si erano dileguati in tutta fretta un paio di minuti dopo che la giovane ragazza era svanita, come d’incanto, tra le ombre.
Rimanevano solo due persone, immobili e silenziose nell’oscurità che li circondava e li abbracciava, i loro sguardi pensierosi persi nel buio. Dopo qualche istante, però, uno dei due si decise a parlare all’altro.
“Allora, ragazzo, hai intenzione di dirle chi hai visto oggi?” chiese Vince.
“No, non lo farò. Non me la sento di spezzarle il cuore dicendole che lei è qui, ma non potrà vederla” fu la triste, immediata risposta del giovane, ben preparato ad una domanda che era tutt’altro che imprevista.
“Ma è sua sorella, in fondo! Avrà anche il diritto di sapere che Sherry è in città, non credi? Come pensi che si sentirebbe se lo venisse a sapere comunque, e scoprisse che tu hai cercato di tenerglielo nascosto?” lo attaccò la guardia, in tono decisamente stizzito da quella che ai suoi occhi non era altro che paura di affrontare la verità.
Selinji rimase in silenzio, senza la più vaga idea di come rispondere, e il silenzio si impadronì nuovamente di quella radura, in cui il canto dei grilli e i rumori degli animali notturni non erano che un ricordo di un passato lontano e ormai perduto.

Quella fu una notte tormentata per Selinji. Il suo istinto gli gridava di unirsi ai ribelli, per cercare di fare qualcosa contro quella che vedeva come la tirannia dei potenti, ma allo stesso tempo sentiva che non si sarebbe mai perdonato se Scarlet fosse stata abbandonata anche da lui, l’unica persona che le restava dopo che sua sorella era partita.

“Sai, Scarlet… ho capito che non posso starmene da parte mentre tante altre persone combattono e si sacrificano per tutti noi”, prendendo le mani della ragazza tra le sue, facendole capire che credeva davvero in quello che diceva.
“Anche Sherry doveva essere arrivata a questa conclusione, per riuscire ad andarsene” gli rispose lei, quasi leggendogli nel pensiero. “Ho sempre temuto che questo momento potesse arrivare, anche prima che lei partisse… ma è impossibile pensare di separare te e la tua passione innata a cacciarti nei guai” proseguì, cercando inutilmente di mantenersi impassibile.
Selinji rimase ad ascoltarla, sentendosi terribilmente in colpa per quello che le stava facendo, nonostante sapessero entrambi che questo sacrificio sarebbe stato fatto per una giusta causa.
“L’ho sempre temuto, perché sapevo benissimo che non sarei mai riuscita a fermarti, se avessi deciso di unirti ai Ribelli. Mi mancherai…”
Le lacrime, ormai, scendevano abbondanti lungo le sue guance, e dovette fermarsi un attimo prima di riuscire a concludere quello che stava dicendo.
“… promettimi almeno che non ti dimenticherai di me e qualche volta tornerai a trovarmi, se potrai”.
Selinji, con l’occhio lucido e quasi sull’orlo di cedere al pianto, fece per abbracciarla e stringerla a sé un’ultima volta, per confortarla e darle coraggio come tanto spesso aveva fatto lei nei suoi momenti più difficili… ma a quel punto si svegliò di soprassalto, la fronte imperlata di sudore.

Era stato solamente un sogno: infatti, si trovava ancora nella sua camera, all’interno dell’apparato residenziale della Guardia Forestale. Qui soggiornavano i giovani nel periodo del loro addestramento, terminato il quale venivano solitamente inviati come rinforzo nelle guarnigioni più interne, lontane dal caldo confine con la Repubblica del Nord.
Essi venivano reclutati su base annuale tra la popolazione, a completa discrezione degli ufficiali dell’esercito: non c’era un limite massimo ai ragazzi che potevano essere costretti ad entrare nella Guardia Forestale nello stesso anno, e chiunque fosse stato scelto da uno dei Capitani non poteva rifiutare il cortese ‘invito’.
Non se voleva continuare a camminare sulle proprie gambe, almeno.
Selinji si soffermò a fissare il soffitto per qualche istante, mentre nella sua mente si faceva strada la sensazione di aver deciso – anche grazie al sogno – cosa fare riguardo alla possibilità di unirsi ai Ribelli; un paio di minuti dopo si girò su un fianco, e cadde nuovamente in un sonno agitato e senza requie.

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