Questione di Fede.
In ritardo rispetto al verificarsi dell’evento, pubblico la trascrizione del commento fatto dal nostro direttore di TG preferito sull’intervento di Michelino (come lo chiama lui…) Santoro nel programma di Celentano.
Michelino Santoro era prima lautamente stipendiato in Rai, ha fatto una serie di programmi, per anni ci ha riempito…di problemi, contro Berlusconi, contro la maggioranza…Poi ha lasciato la Rai perchè ha voluto guadagnare di più, al soldo…emh con lo stipendio - diciamolo in maniera più elegante - di Mediaset, della Finivest quindi di Berlusconi…poi però ha lasciato di nuovo Mediaset e Berlusconi, per tornare in Rai, poi ha lasciato la Rai, Mediaset e Berlusconi per andare, votato, al parlamento europeo, POI ha lasciato il parlamento europeo, per venire…ha detto che UN BISOGNO…straziante…bisogna riconoscerlo…bisogno straziante di prendere quel microfono e METTERSELO, metterlo…scusate, non so dove e usarlo come. Uomo che ha scelto dunque, parlando delle ultime sue…ehh…esternazioni, di tradire chi lo aveva eletto rassegnando le dimissioni dal parlamento europeo soltanto, ripeto, per il gusto di prendere in mano un microfono, con il quale..riversare…MI SI CONSENTA DI DIRE…molte imbeccillità sul governo, sulla maggioranza, su Berlusconi. Ma quella che voleva essere un operazioni mediatica contro il cavaliere si è risolta in un boomerang, che la gente non ha gradito. Va anche detto…ci sono reazioni…il centro-sinistra è impazzito! Esulta! Ah bravo, coso, finalmente la libertà …MA LA LIBERTA’…è uguale ad insulto? Se libertà uguale insulto, per carità , io dico, fermate il mondo dell’informazione: voglio scendere. Ehh….che cosa si può dire per il futuro…che ci sono delle sconsideratezze, certamente, in tutto quello che sta avvendendo…mi sono mi chiedo anche, se da parte della di Mediaset o della Fininvest si facesse la stessa cosa nei confronti…poniamo di Prodi…eh…si inventasse…si mettesse in piedi un programma per dire il peggio che si possa dire di Prodi…ce n’è da dire…?…di peggio di Prodi? Ce n’è? Ce n’è? Può essere…non lo sappiamo…non lo sappiamo
non vogl non vogliamo neanche saperlo…C’è anche da aggiungere che è anche colpa di Celentano, minima, perchè sono gli autori che hanno proposto e sappiamo chi c’è dietro alle quinte, è inutile dirlo, sappiamo però che il signor Michelino detto Michele Santoro è stato un protagonista di questa…di questa…INUTILE…inutile SCIATTERIA…eh…peccato! Perchè era un professionista, ERA un professionista. Ma ripeto: prima la Rai, poi i soldi di Berlusconi, poi di nuovo la Rai, poi il Parlamento Europeo, poi un addio al Parlamento Europeo che persino i suoi compagni di strada dal punto di vista politico cioè l’Unità hanno stigmatizzato dicendo: “Ma come? Si tradisce un elettorato, che lo ha portato al Parlamento Europeo solo per venire…lì nel programma di Celentano e dire. Bene io prima di passare al giornale propriamente detto vorrei riproporre, vorrei riaprire il dialogo con voi anche su questo argomento e quindi vi diamo la vostra posta potete indirizzare eccola qua email nostra è redazionetg4 chiocciolina mediaset punto it.
Emilio Fede, 21 ottobre 2004
Vediamo quindi la carriera di Emilio Fede, riassumento quanto dice wikipedia
Inizia a collaborare con la RAI nel 1954 progressivamente trasformando la sua attività di giornalista di quotidiano in quella di giornalista televisivo.
Fu inviato speciale, per otto anni seguendo le vicende africane, realizzando servizi in oltre 40 paesi, in un momento storico rilevante, quello della postcolonizzazione e dell’inizio delle guerre civili.
Il ruolo di inviato speciale in Africa cessò per due motivi, uno di carattere medico, per essersi ammalato seriamente, il secondo di carattere personale, a causa di un contenzioso per le spese di viaggio, per le quali la stampa satirica dell’epoca gli affibbiò il nomignolo di Sciupone l’africano.
[...]
Cominciò, mentre era direttore, a mutare i propri canoni giornalistici, che erano imperniati in un rigore d’inchiesta, inserendo elementi di drammatizzazione e spettacolarizzazione. Tra il 12 e 13 giugno 1981 vi fu per la prima volta in televisione una diretta lunghissima in seguito ad un fatto di cronaca che coinvolse un bambino, Alfredino Rampi, che scivolò in un pozzo a Vermicino, sui colli di Roma.
Fu la ricerca di un evento, possibilmente a lieto fine, che inchiodasse i telespettatori di fronte al teleschermo e partecipando emotivamente al tentativo di salvataggio e a tutte le scelte fatte da chi partecipava all’evento. La vicenda si concluse tragicamente con la morte del bambino e con i telespettatori compartecipi dell’agonia di Alfredo. Fu questo evento che incrinò il rapporto fra Fede e la televisione pubblica per quanto riguardava la conduzione dei notiziari. Nel 1987 cessò il rapporto con la RAI, formalmente in seguito ad una condanna per gioco d’azzardo.
Emilio Fede in quel periodo si trovò ad essere uno dei più noti giornalisti televisivi italiani, ma disoccupato. Accettò per questo l’offerta di una emittente secondaria, Rete A. Grazie alla professionalità sviluppata in vent’anni di rapporto con la RAI, riuscì a portare il suo notiziario a quote di ascolto competitive con gli altri telegiornali nazionali.
Nel 1989 passò alla Fininvest di Silvio Berlusconi, dapprima come direttore di Video News, una struttura informativa da cui partì la realizzazione del format e dei servizi informativi di Italia 1, con il nome che mantiene ancora adesso di Studio Aperto.
Questo in contrasto, come metodo, con altri direttori di testata che svolgono la funzione di direttore totalmente dietro le quinte riservando la presenza in video a rari editoriali, o, stile del collega Mentana, una presenza in video che non sovrasta gli altri personaggi del telegiornale.
Una comunicazione, la sua, che si può definire viscerale ed emozionale e che non nasconde l’essere di parte: anzi, l’ostenta. Una voluta comunicazione quasi totalmente sbilanciata a favore del suo editore, Silvio Berlusconi, che si è prestata sia a critiche feroci di avversari sia ad essere una fonte per la satira e per trasmissioni che prendono spunti dalla cronaca, specie se televisiva, per fare intrattenimento.
