Ormai è appurato: abbiamo scoperto una nuova “malattia”.
In Italia, si sa, abbiamo tanti di quei problemi che la superficialità dell’informazione (specie per il tema di cui ora voglio parlare) non risulterà come un qualcosa di così grave.
So che è un argomento che non interesserà l’opinione pubblica quanto il filamento di capello trovato vicino l’impronta del dito medio sul portacartaigienica bianco del bagno del secondo piano della casa dove è stato/a assassinato/a XXX. Però ci provo.
Ci provo perché sinceramente comincio a essere un po’ stanco di leggere notizie come queste:
È morto nella sua camera da letto, dove si era coricato la sera prima. Una fine assurda per uno studente universitario di soli 22 anni, Marco Peretti, originario di Marano Vicentino. Il corpo senza vita del giovane è stato ritrovato ieri mattina poco prima delle 10 da un suo coinquilino, nell’appartamento al secondo piano del civico di via Facciolati. Il 22enne abitava lì assieme ad altre cinque persone, due ragazzi e tre ragazze.
Uno di loro, ieri mattina, si è allarmato non vedendo Marco alzarsi. Aperta la porta della stanza, l’agghiacciante scoperta: il giovane era disteso sul letto, privo di vita. Subito ci è cercato di scuoterlo, di risvegliarlo dal sonno in cui era piombato, poi è scattata la chiamata al 118: i sanitari, giunti sul posto, hanno cercato in ogni modo di rianimare il ragazzo, ma senza risultati.Nell’appartamento sono giunti anche i carabinieri della stazione di Prato della Valle, che hanno provveduto ad avvisare i familiari del ragazzo. Il padre e la madre di Marco sono giunti a Padova verso mezzogiorno, sconvolti dal dolore per la perdita del figlio. Una morte le cui cause restano avvolte dal mistero.
Probabile si tratti di un decesso per cause naturali, un malore che ha colto il giovane nel sonno. All’inizio si era temuta l’overdose, ma non sono stati trovati segni apparenti che possano giustificare l’ipotesi. I carabinieri hanno sigillato la camera dove è stato trovato il cadavere: il locale resta a disposizione del pm Maria D’Arpa, che ha disposto l’autopsia. L’appartamento dove Marco Peretti viveva, assieme ad altri cinque studenti, è stato passato al setaccio dalle unità cinofile della polizia: all’interno non sono state trovate tracce di droga. I quattro giovani, tutti studenti universitari, che si trovavano nell’abitazione – uno era fuori città – sono stati condotti alla caserma di Prato della Valle per essere interrogati, per capire come Marco avesse trascorso la serata di lunedì.Nell’appartamento, in ogni caso, non c’erano segni di feste della nottata precedente: circostanza che avvalora l’ipotesi della morte naturale. Anche perché lo studente viene descritto come tranquillo, con una vita regolare: da un paio di mesi aveva anche smesso di fumare. «Non lo conoscevo bene, ma non ho mai avuto l’impressione che in quell’appartamento accadessero cose strane», racconta una ragazza che abita sullo stesso pianerottolo. Marco Peretti lascia il padre Enrico, avvocato che esercita a Schio, la madre Cristina e una sorella minore. I genitori hanno fatto ritorno a Marano ieri nel pomeriggio, sconvolti per la scomparsa del figlio. Marco si era trasferito tre anni fa a Padova, dove si era iscritto al corso di laurea in storia. Uno studente brillante, con una buona media. Tra le sue passioni anche la musica: Marco suonava come chitarrista in una rock-band.
(Fonte: Il Padova, 12/12/2007)
«Ah, i malori». Capita. Il destino. Non si poteva fare niente. Questo, quello. Che c’è da essere stanchi, penserete?
Ci si preoccupa (più che giustamente) dei 7000 e passa morti l’anno per incidenti stradali. O dei tumori al polmone («fuma di meno!»). O di mille altre cose (di cui è più che legittimo preoccuparsi, per carità).
Però quando si parla di “malori”, tutto assume un connotato vago, indefinito. Meglio non indagare. Non porsi domande. Tanto non saranno così frequenti questi episodi no?
In Italia, ogni anno, una persona su 1000 viene colpita da arresto cardiaco.
L’arresto cardiaco non trattato tempestivamente si trasforma nel giro di pochissimi minuti in morte improvvisa, che incide in Italia in circa tra i 50 mila e i 60 mila eventi ogni anno (150 al giorno, 6 ogni ora, 1 ogni 10 minuti).
Il 50% degli arresti cardiaci, e quindi delle morti improvvise, si verifica a domicilio, il 33% sul posto di lavoro, il 12% per strada, il 5% durante attività ricreative.
Non stiamo parlando di attacco cardiaco (infarto) ma di arresto cardiaco, che in generale è una patologia estremamente più grave.
Deriva infatti da una malformazione elettrica del cuore (che può essere di vario tipo), spesso congenita ma non sempre (nello spettacolo Reset di Beppe Grillo, viene intervistato un medico pediatra il quale espone come sia stato dimostrato che le nanoparticelle e l’esposizione a certi tipi di inquinanti possano provocare gravi disturbi cardio-circolatori, comprese gravi aritmie e conseguenti arresti cardiaci).
L’arresto cardiaco improvviso si manifesta quando le camere inferiori del cuore (ventricoli) sviluppano improvvisamente un ritmo rapido e irregolare (fibrillazione ventricolare) provocando la vibrazione dei ventricoli, invece della loro contrazione. Il movimento disordinato di vibrazione dei ventricoli rende il cuore una pompa inefficace e incapace di fornire ossigeno al corpo e al cervello.
La persona cade improvvisamente a terra, pallido, incosciente e senza polso e respirazione. È necessario agire con la massima tempestività visto che dopo 4 – 6 minuti di arresto cardio-circolatorio iniziano danni cerebrali che divengono danni irreversibili dopo solo 10 minuti. La possibilità di salvare persone colpite da arresto cardiaco si riduce del 10% ogni minuto che passa dall’inizio dell’evento.
La cosa che più impressiona (o almeno dovrebbe impressionare) di questa patologia, è la modalità con cui avviene: istantanea, improvvisa, senza segni o sintomi premonitori (vedi lo studente dell’articolo, appurato che si sia trattato di un arresto cardiaco come effettivamente si tratta nel 99% di casi del genere). Ricercando informazioni su Internet ho notato che sostanzialmente è molto difficile riconoscere la possibilità di un attacco cardiaco in anticipo, e salvo rari casi non si può predire neanche effettuando esami comuni.
È una patologia che non guarda in faccia nessuno, adolescenti o anziani (anche se il rischio aumenta con l’età), sani o malati. Esistono fattori di rischio modificabili quali il fumo, la vita sedentaria, ecc. (i soliti insomma), ma ve ne sono anche altri non modificabili (sesso maschile e soprattutto predisposizione genetica). In generale nessun medico può assicurare al 100% a una persona che non subirà mai un arresto cardiaco nella sua vita.
Può capitare al drogato sbandato come allo studente modello dalla vita tranquilla, all’anziano dopo una vita di sacrifici o al giovane calciatore famoso.
È evidente che per una patologia simile sia fondamentale, più che la prevenzione, l’efficacia dei soccorsi. In molti Paesi (ad esempio in Svizzera) sono già stati definiti ed attuati (o sono in via di attuazione) programmi ben definiti per ridurre al minimo le morti causate da arresto cardiocircolatorio.
La strategia di soccorso ad una vittima di arresto cardiaco si basa su uno schema preciso chiamato catena della sopravvivenza. Dopo aver chiamato i soccorsi, è fondamentale non attendere l’arrivo dell’ambulanza ma procedere immediatamente con la rianimazione cardiopolomare precoce o, se disponibile, con la defibrillazione tramite un defibrillatore automatico (operazione fondamentale per salvare la vita della vittima).
Una persona può pensare, grazie alla totale mancanza di informazione attuale, di non essere in grado di saper usare correttamente un defibrillatore. In realtà esistono degli appositi defibrillatori automatici i quali, una volta posizionate le piastre sul torace del paziente, rilevano automaticamente il ritmo cardiaco del paziente e, se necessario, impostano automaticamente ed in modo istantaneo i valori necessari per eseguire correttamente la scarica elettrica, ottenuta semplicemente premendo un tasto.
Un corretto piano di prevenzione deve prevedere l’installazione di defibrillatori automatici in luoghi pubblici affollati come stazioni, piazze, scuole, luoghi di lavoro, ecc. Oltre a ciò, è naturalmente necessaria una chiara informazione della popolazione sul tema dell’arresto cardiaco innanzitutto, quindi sulla rianimazione cardiopolomare e sull’utilizzo dei defibrillatori automatici. Una cosa tanto semplice quanto efficace, visto che l’attuazione corretta del primo soccorso prima dell’arrivo del personale medico, riduce del 50% la possibilità di morte della vittima di arresto cardiaco.
Naturalmente poi è necessario investire sempre e comunque anche su altri punti, uno fra tutti il tempo medio di attesa prima dell’arrivo dell’ambulanza (che con le nostre città intasate di traffico aumenta sempre più).
Se voglio essere ottimista dico che molto lentamente sembra che qualcosa si stia muovendo anche nel nostro Paese.
I migliaia di articoli (tipo quello che ho riportato) che ogni anno si leggono sui giornali, tuttavia, mi riaccendono il pessimismo. Oltre al bollettino “di guerra” i giornali non sanno andare. Quale sarebbe l’informazione? Quella di adesso, che alimenta la superficialità di gran parte del popolo italiano?
Gli articoli sui “malori” sono quelli della folla di curiosi che si mette attorno al malcapitato e guarda, imperterrita, il “destino” che fa il suo corso, in attesa dei soccorsi. Non siamo tutti menefreghisti, per carità. Sicuramente in pochi non cercherebbero di soccorrere la vittima, ma allo stato attuale è già tanto capire che si tratti un arresto cardiaco, figurarsi poi sapere cosa fare. Ecco perché su questi temi, a mio avviso, servono molta più informazione e importanza di quante ne siano state date finora.
Altrimenti ci ritroviamo così
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[tags]arresto, cardiaco, cuore, morte, malore, fibrillazione, ventricolare, defibrillatore, automatico[/tags]

Senza dubbio la diffusione di defibrillatori automatici non può che far bene. Anche perché le persone che sanno eseguire correttamente la CPR sono una percentuale veramente piccola.
A latere: occhio agli esperti, o presunti tali, intervistati da Grillo o da chicchessia. Non è difficile trovare qualcuno disposto a dire alla gente quello che vuoi che si sentano dire.
Questo al di là del caso in questione: non so chi sia il pediatra né a che studi si rifaccia, solo invitare ad un po’ di sano scetticismo.
Molto interessante. Sicuramente le procedure basilari che permetterebbero di salvare la vita a qualcuno non sono abbastanza diffuse. Una (in)formazione sulla Rianimazione Cardio Polmonare dovrebbe essere obbligatoria nelle scuole…basterebbe 1 ora di colloquio (sulle circa 1000 che uno studente passa sui banchi delle superiori, ad esempio) con degli esperti della croce rossa per avere la possibilità di salvare la vita di una persona in situazioni di emergenza…
Queste attività, invece, sono solo sporadiche e soggette alla sensibilità e interesse dei singoli insegnanti…
@ Massimiliano: riguardo il pediatra, rappresentava un’associazione di medici del nord del Lazio, contro la costruzione di centrali a carbone e simili. La tesi che ha esposto è concordata da tutti i medici dell’associazione (e non mi sembra che nasconda sotto qualcosa di losco, anche perché non ne vedrei proprio il motivo), quindi sinceramente è giusta la tua osservazione ma voglio credere che del vero in quelle parole ci sia.
Detto questo, i casi continuano e mi pare che la situazione non cambi di una virgola.
Sabato è toccato a Lorenzo Modena, arbitro diciasettenne della provincia di Verona. Accasciato al suolo, improvvisamente. Dalle parole dei testimoni che ho sentito al tg, mi pare che, come spesso accade, al momento dell’accaduto si sia molto sottodimensionato il problema della tempestività dei soccorsi.
Si è accennato anche a un precedente 2 giorni prima, a cui non è stato dato peso. Altro punto su cui riflettere.
Andiamo avanti. Dal Gazzettino di oggi:
Veggiano
«Mia figlia è ancora in prognosi riservata. Ieri mattina ho avuto un altro consulto con i medici. Non sono ancora in grado di capire che cosa le sia accaduto». A parlare è Sergio Minchio, padre di Loredana, la giovane di Veggiano di appena ventiquattro anni che venerdì sera è stata colpita da un misterioso malore, è svenuta, ed è stata portata d’urgenza all’Ospedale di Camposampiero, dove si trova tuttora ricoverata nel reparto di Rianimazione. E’ accaduto tutto in pochi istanti. Verso le ventitré di venerdì la ragazza, in prova come barista, aveva da poco terminato il turno al wine bar di via Desman “Secondonoi”, di San Giorgio delle Pertiche, e si era fermata a fare due chiacchiere con alcuni amici. Improvvisamente, è impallidita, si è alzata, ed è andata a chiedere aiuto ai colleghi. «Mi sento male”, è riuscita a dire poco prima di crollare a terra svenuta. Colleghi e clienti che si trovavano all’interno del locale hanno cercato di soccorrerla e hanno subito telefonato al 118. Assieme all’ambulanza è giunta sul posto anche una pattuglia della stazione dei Carabinieri di Camposampiero, per accertare che si trattava di un malore. I medici hanno defibrillato Loredana finchè il battito cardiaco è ripreso. La giovane, in coma, è subito stata trasportata al Cosma e ricoverata. Sarebbero in atto problemi cardiaci e una sofferenza neurologica, come quando per un certo periodo di tempo il cervello non è stato irrorato adeguatamente. Ma i medici non hanno ancora chiarito quale sia stata la natura del malore che ha colpito la ragazza. Unica certezza, non si tratta di meningite: non corrispondono né i sintomi, né il quadro clinico, né l’esito degli esami in corso. Gli specialisti l’hanno esclusa. Sconvolti i parenti e i vicini di casa della giovane: la notizia del malore improvviso che ha colpito Loredana ha colto tutti di sorpresa.
G.F.