Diventare grandi
Cari lettori, rieccov… uhm, forse sto esagerando con l’ottimismo…
Caro lettore, probabilmente frutto illusorio della mia mente malata, rieccoti qui a leggere le umili righe di questo servitore dell’entropia, parole vagabonde radunate su questa pagina come falene da un fuoco notturno.
C’è una domanda che voglio farti; non so se tu ti sia mai posto questioni del genere… beh, certo, non è esattamente il genere di domande su cui uno riflette radendosi la barba da appena svegliato, oppure facendosi la doccia dopo una giornata di studio o lavoro. A dire la verità , quei quattro o cinque gozzovigliatori di neuroni che mi sono rimasti, che tra i loro hobby annoverano quello di bookmakers (nonchè giocatori d’azzardo dilettanti), mi informano che le quotazioni si abbassano leggermente nel caso di “momento di riflessione sulla tavoletta del cesso”, ma di loro mi fido decisamente poco.
Comunque, come dicevo… a te capita mai di chiederti… ma a che punto sono, nella mia esistenza?
Per carità , non sto cercando una discussione sulla predestinazione, sul libero arbitrio o cose simili; non è scopo di questo post. Piuttosto… un po’ come se ti trovassi all’interno di un videogioco, non ti viene mai da chiederti a che livello sei? Qual è l’obiettivo attuale da raggiungere? Quanto sei vicino al passaggio allo stadio successivo, e che direzione dovrai prendere per raggiungerlo?
Eh, magari la realtà fosse così semplice… basterebbe collegarsi a Internet, cercare il solito forum di giocatori incalliti oppure il sito personale del nerdazzo di turno, scaricarsi crack o copiarsi i codici per i trucchi… et voilà , realizzare i propri sogni diventerebbe quasi facile quanto craccare Windows Vista.
Purtroppo, la vita è un attimino più complicata. Sarà che non si possono sbirciare le soluzioni, sarà che quella amata, dannata libertà ci mette di fronte a un dedalo di bivi concatenati tra loro in modo così stretto e fitto da rendere difficile comprendere appieno i fattori che entrano in gioco ogni volta che dobbiamo prendere una decisione, e addirittura impossibile prevederne con esattezza tutte le conseguenze. O forse siamo semplicemente tutti quanti un ammasso di imbecilli.
Beh, che il motivo sia l’uno o l’altro, la realtà delle cose non cambia: la vita è un gran bel casino. Con ogni probabilità , anche se fossimo in grado di elaborarla, una sua “divisione in stadi” sarebbe un’approssimazione troppo poco precisa, a causa della sua immane complessità .
Poco male: dubito che ne saremmo comunque capaci.
Nonostante questo, ritengo che un passaggio, una specie di check point, si possa considerare: mi riferisco a quello introdotto nel titolo, e cioè del momento in cui si “diventa grandi”.
È qualcosa di tanto evidente, naturale, ovvio, quanto difficile da definire con precisione e in modo univoco. Probabilmente, il tentativo migliore è quello di descriverlo come il punto in cui il graduale sviluppo dei propri atteggiamenti, delle proprie prospettive nei confronti della vita, raggiunge un livello di particolare rilevanza, tale da far sembrare significativa la differenza tra ciò che una persona è attualmente e ciò che era anni prima.
La mia non è la voce dell’esperienza, per cui ti chiedo di non prendere troppo sul serio quello che dico; se scrivo qui è solo per condividere questi miei pensieri con te, caro lettore immaginario, dato che lasciarli svanire tra le falde più nascoste della memoria mi sembrava un peccato.
Comunque, per come la vedo io, una persona che è diventata “grande” è una persona che non coltiva più sogni fantastici e utopistici per il proprio futuro, come quando un bambino a cui chiedi cosa vorrebbe fare da grande ti risponde convinto e determinato che farà l’astronauta o l’investigatore privato (alla Angel, insomma), nè una persona che vive tranquilla e beata nell’ignoranza e nella serenità , come quando un amichetto del bambino di prima, alla stessa domanda, ti risponde pianino pianino “boh…”, il suo sguardo teneramente assente e disperso nel vuoto (alla Joke, per capirci).
No, un ragazzo diventato uomo è qualcosa di diverso. È un individuo che non pensa più a se stesso, ma pensa prima di tutto ai propri cari, alla propria famiglia, alla propria moglie e ai propri figli, alle persone che gli sono vicine, ai suoi amici, quelli veri. I suoi desideri non sono più egoistici, ma si dà da fare per le persone a cui tiene, secondo i suoi personali valori, mettendo tutto il resto su un livello leggermente inferiore.
Non c’è solo questo, però: non si può dire che una persona divenuta priva di sogni, di ambizioni, che si accontenta di ciò che il destino si limita a far cadere tra le sue braccia, si adagia alla corrente e non fa alcuno sforzo per raggiungere un determinato traguardo piuttosto che un altro sia ancora un giovane, perchè un individuo come questo non può essere in possesso dello slancio, della forza e dell’incoscienza proprie della giovinezza e dell’inesperienza.
Ma allora, cos’è che ci porta a superare quel “punto di non ritorno”, e cos’è che ci spinge a intraprendere un cammino piuttosto che un altro?
È solo questione di personalità ? È qualcosa per cui siamo predestinati fin dalla nascita? Oppure è qualcosa dipendente dalle scelte che ci è stato concesso di prendere, più o meno in libertà , e dalla strada percorsa fino a quel momento?
Non penso di avere una risposta precisa a questa domanda; probabilmente è una combinazione di così tanti fattori, dalla rilevanza più o meno marcata, che un qualsiasi tentativo di elencarli tutti quanti fallirebbe miseramente.
L’unico indizio che penso di avere, che possa agire come ago della bilancia, è questo: come si responsabilizzano i bambini affidando loro un cucciolo, ad esempio, anche nel passaggio all’età adulta quello delle “responsabilità ” è un fattore chiave.
Una persona che accetta responsabilità via via maggiori, proporzionate alla sua personalità e alle sue esperienze di vita, dotata del coraggio di affrontarle con tutti i problemi e gli ostacoli annessi e connessi, non potrà fare altro che trarne beneficio.
Al contrario, una persona schiacciata da responsabilità sproporzionate rispetto alle sue risorse, oppure che riesce nell’intento di trascorrere una giovinezza completamente priva di responsabilità , finirà con lo scoprirsi adulta senza rendersene nemmeno conto, senza avere gli strumenti e la forza d’animo che prima o poi le verranno richiesti per prendere le decisioni giuste nei momenti più importanti della sua vita.
E il significato di quest’ultima frase non deve certo spiegartelo il sottoscritto, no?

September 22nd, 2007 at 6:50 am
Premessa: l’ho sempre detto che dovresti scrivere più spesso…
Ora sono le 7 del mattino e scrivo da un nokia, quindi non mi viene niente di più profondo che precisare che da piccolo avevo ben chiaro cosa fare da grande. È che cambiavo idea continuamente…
(continua…)
September 25th, 2007 at 5:38 pm
Questo post è stata una lettura molto interessante, che mi ha fatto riflettere.