Lifedomes - Il vice Capitano

Posted by Angel on May 22nd, 2007


Due parole introduttive: non chiedetemene il motivo, perchè non ne ho la più pallida idea nemmeno io, ma mi è tornata l’ispirazione, quindi riprendo a scrivere questa vecchia storia, che lo vogliate o no. Non è necessario (almeno credo…) aver letto gli episodi precedenti per apprezzare questa e le puntate che seguiranno; la scelta di andare a rivedere i vecchi post sta a voi lettori e alla vostra curiosità, ma cercherò di far sì che non sia indispensabile per capire il resto della storia.
Buona lettura!


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Qualche notte dopo…

I documenti di Ojek erano riusciti ad aprire uno spiraglio di libertà nelle menti di alcuni: per la prima volta, infatti, i ragazzi si erano trovati faccia a faccia con provocazioni e affermazioni in chiaro contrasto rispetto alle idee secondo cui erano stati ammaestrati.

“L’indottrinamento a cui tutti sono sottoposti quotidianamente, il martellare inarrestabile dei Legoog Visor, gli slogan e i manifesti appesi in ogni angolo delle città, i discorsi settimanali del sovrano hanno l’effetto di piegare alla cieca e incondizionata credulità le personalità della stragrande maggioranza della popolazione. Per rendervi stupidamente docili, farvi accettare senza proteste qualsiasi decisione dispotica possa concepire quell’aguzzino che chiamate Re e in cui vedete incarnata l’idea stessa di Nazione”, veniva spiegato in uno dei passaggi chiave.

I più erano rimasti semplicemente a bocca aperta, increduli e incapaci di accettare idee simili, ma pochi – rari – altri avevano trovato una conferma a dubbi che nutrivano già da tempo, che non avevano mai osato confidare per timore di essere bollati come ‘individui sovversivi’. Tuttavia, c’era anche chi non aveva intenzione di permettere ad un dannato traditore di gettare fango impunemente su tutto quello per cui aveva lottato fino a quel momento…

“Ehi, Alex! Muoviti, dobbiamo andare!” sussurrò Nad all’orecchio del compagno di stanza, spingendolo bruscamente giù dal letto.
“… mmh… che… eh?” chiese il povero dormiglione, stropicciandosi le palpebre.
“Ho deciso di avvertire il Capitano Nemis della situazione. Ci penserà lui a fargliela pagare, a quel bastardo” gli spiegò.
“…scusa se te lo chiedo, ma… come fai a sapere dove sia esattamente il suo avamposto?” si lamentò Alex, ancora in pigiama.
Il più giovane, tra i guardiani della cittadella, era anche quello meno sicuro di sé, nonostante la sua innata prudenza fosse una dote di grande valore in situazioni rischiose e non previste dal protocollo. I suoi piccoli occhi scuri, ancora socchiusi e intorpiditi dal sonno, sembravano pregare che Nad sparisse e lo lasciasse dormire in pace.
La figura che si trovava di fronte a lui, però, non aveva alcuna intenzione di svanire come un’ombra alla luce del sole.

Alto e longilineo, di corporatura esile nonostante l’ottima forma fisica, Nad era un testardo di prima categoria. Non succedeva molto spesso, ma quando si impuntava su qualcosa, non c’era verso di fargli cambiare idea, se non dopo averlo visto sbattere i denti sul muro almeno mezza dozzina di volte. Il suo volto, magro e ovale, non recava segni o lineamenti particolari, e spingeva la gente a ritenerlo più giovane di quanto fosse in realtà; l’assenza di barba, che rasava con regolarità, e il suo sguardo, sempre un po’ tra l’assonnato e lo smarrito, non facevano nulla per smentire questa impressione.

“Il Capitano Redgarn mi ha fatto vedere le sue mappe, qualche tempo fa.
Come da direttive del Comandante Galen, per limitare i danni in caso di eventi imprevisti… certo che quel demonio riesce a prevedere anche l’imprevedibile… “ aggiunse, interrompendo per un attimo il discorso.
“Scusa, ma non ti seguo” commentò Alex, che ormai si era rassegnato a considerare conclusa la sua nottata di sonno.
“Come ti stavo dicendo… nel caso in cui il capo venga messo fuori combattimento, e l’avamposto cada in mani nemiche, uno dei guardiani – scelto dal Capitano stesso – è tenuto a prendere il controllo della truppa e guidare la ritirata per portare tutti al sicuro, sotto la protezione dell’ufficiale più vicino. In questo caso, io dovrei guidarvi dal Capitano Nemis”, concluse Nad.

Nel raccontare tutto questo al suo compagno, l’espressione sul suo volto si era fatta via via più seria, i suoi occhi marroni scintillanti di eccitazione, mista a preoccupazione per le responsabilità che i suoi doveri comportavano.
Sognava di potersi trovare faccia a faccia col nemico e con il pericolo fin da quando, ancora ragazzino, era stato chiamato ad entrare nel programma di addestramento per far parte della Guardia Forestale. Ora era giunto finalmente il suo momento, la sua occasione per dimostrare il suo coraggio e il suo valore a tutti.
In particolare ad Elizabeth, la giovane e affascinante infermiera dell’avamposto, che monopolizzava i suoi pensieri sin dal giorno del loro primo incontro.

“Ah… quindi sei una specie di vice del capitano, in un certo senso…” disse il suo amico, vedendo tutto più chiaro. “Ma allora, si parte? Voglio dire… stando ai tuoi ordini…”
“Sì, si parte. Però è meglio se ci andiamo solo noi due, senza dare nell’occhio”.
“… lasciando qua tutti gli altri?!”
“Per chi mi hai preso, per un ufficiale della Guardia? Non ho la più pallida idea di come gestire una truppa intera…” obiettò Nad. “Però, appunto perché ho questi doveri, non posso starmene qui ad aspettare e sperare, come fanno tutti gli altri.
“Per questo, andremo a chiedere rinforzi al Capitano Nemis. Ti immagini che figurone faremo, quando torneremo qui assieme a lui e al comando della sua truppa? Eh?” cercò di convincerlo, lasciandosi andare alla fantasia e all’ottimismo.

“… e se ci fossero altri ribelli in giro? Se ci intercettassero mentre siamo a metà strada… non oso pensare cosa ci farebbero!” rispose il compagno, senza fare il minimo sforzo per celare il suo scarso entusiasmo.
“Non ti costringo a seguirmi. Se non te la senti, andrò da solo. Ma è un rischio che devo correre… vedi alternative migliori, genio?”
“Sì che ne vedo! Restare qui e seguire quello che ci dicono quei due… forse mi sbaglierò, ma non mi sembra abbiano cattive intenzioni! Penso sia la soluzione meno rischiosa, l’alternativa più sicura per tutti!
“Non ti rendi conto che stai contravvenendo a un ordine del Comandante in persona? Tu sei un pazzo! Un pazzo scatenato!” gli gridò Alex in faccia, senza badare al fatto che così facendo avrebbe svegliato mezzo dormitorio.
“E nel caso in cui ci fosse davvero bisogno di tagliare la corda… chi guiderebbe la truppa al sicuro, se tu te ne vai?” insistette, sperando di riuscire a far desistere l’amico dall’attuare il suo rischioso piano.

Nad stette a fissare il suo cuscino, senza scomporsi, né rispondere, per pochi, interminabili minuti.

Il coraggioso guardiano si girò infine verso l’amico e compagno di addestramento, in piedi di fronte a lui, guardandolo con freddezza e determinazione.
“Lo farai tu”.



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