Wounds

Posted by Angel on May 11th, 2007


I have walked this road before
So hard to find unopened doors
Lost my way but I have to stay for a while
I’ll be searching for more

And my wounds are real
I must rise from the sorrow
And find my way out of the dark
I’ve cried my tears from pain
There’s a new day tomorrow
I’ll turn the hourglass again

Feel and trust your inner voice
Chase your dream with desire
Show the scars you’ve been hiding deep inside
And reveal who you are

Cause your wounds are real
You must rise from the sorrow
And find your way out of the dark
Cry your tears from pain
Face a new day tomorrow
And turn the hourglass again…

And my wounds are real
I must rise from the sorrow
And find my way out of the dark
I’ve cried my tears from pain
There’s a new day tomorrow
I’ll turn the hourglass again

Cry your tears from pain
Face a new day tomorrow
We’ll turn the hourglass again

“Wounds” - Masterplan (dall’album Aeronautics)

Di solito non inizio un post riportandovi il testo di una canzone.
Stavolta, però, ho pensato di fare un’eccezione: spero possa insinuarvisi nella memoria e spuntarvi in mente quando ne avrete bisogno, come è stato per me un po’ di tempo fa.

Non prendetemi per uno iettatore, né per un inguaribile pessimista; non vi sto augurando che le vostre speranze siano disattese, che i vostri sogni vengano frantumati dalle gelide e inappellabili martellate della realtà: anzi, sarei contento se non arrivaste mai a ricordare quelle righe…

… ma si sa, le sconfitte e le cadute fanno parte della vita. Ed è giusto così: dove sarebbero la soddisfazione di riuscire a realizzare un qualche progetto, la gioia di vedersi realizzare un sogno in cui eravate gli unici a credere… insomma, dove sarebbe la grandissima felicità che si prova quando ci si rende conto di essere riusciti a combinare qualcosa di buono, se non ci fosse la possibilità di fallire? Se il successo fosse l’unico risultato possibile?

Se la tristezza e lo sconforto non esistessero, che gusto ci sarebbe ad essere felici? La felicità non sarebbe altro che la normalità, e sarebbe una normalità che dura per sempre, diventando così monotonia.
Bello, un mondo in cui non si rischia di soffrire, in cui tutto va sempre bene, in cui la vita è una favola inevitabilmente a lieto fine, no?

Naaaaaaaaah… non so voi, ma io ne faccio volentieri a meno.
Sarà che sono un po’ fuori di testa, sarà che sono un testardo orgoglioso e irrazionale, sarà che preferisco continuare a combattere finchè avrò respiro piuttosto che adagiarmi sugli allori a godermi i frutti delle mie fatiche… però per me nemmeno il diamante più prezioso del mondo, se cade dal cielo e si posa come una piuma davanti ai miei piedi senza che io debba muovere un dito per ottenerlo, può reggere il confronto con il ciottolo sporco, opaco e irregolare trovato alla fine di un percorso costellato di gocce di sudore, di schiaffi della malasorte, di difficoltà e paure affrontate e sconfitte, di cadute e riscatti.

Non fraintendetemi… non sto dicendo che comportarsi così sia universalmente giusto, piacevole e indolore, nè che siete dei deboli se in certi momenti vi lasciate abbattere dalle difficoltà o dai manrovesci della sfortuna. Per come la vedo io, le persone forti non sono quelle che non si lasciano mai mettere al tappeto: le persone forti sono quelle che si rialzano. Certo, dopo un po’ di tempo passato a terra a guardare le formiche e a farsi una bella scorpacciata di polvere.

Ma qualunque cosa vi accada, anche la più terribile, non smettete mai di credere in voi stessi, e non permettete che la forza di rialzarvi e riprendere a correre dietro ai vostri sogni vi abbandoni. Non rinunciateci, non rassegnatevi ad accontentarvi, non adagiatevi sul letto del fiume degli eventi, lasciandovi trasportare senza opporre resistenza alla corrente, senza desiderare nulla più di ciò che vi scorre accanto, senza desiderare nulla più di ciò che il caso vi ha concesso.

Un conto è starci per giorni, settimane, o mesi, ma in tempo per acchiappare il treno per il futuro; un altro è starci per il resto della vita, a mangiare quella maledetta polvere, senza mai provare per davvero a rimettere assieme i cocci rimasti, raccogliere le ultime energie, anche quelle più nascoste, piantare i pugni per terra e rialzarsi.

Beh, non ho molto altro da dire… datemi pure del demente, ditemi pure che non siete d’accordo con una sola delle mie parole, dimenticatevi pure di tutto quello che ho scritto finora. Ma una cosa, una sola, tenetevela bene in mente: ricordatevi che il vostro limite non è stabilito dalle vostre capacità, dalle vostre doti innate, dal vostro status sociale, o dal vostro destino.

Il vostro unico limite siete voi stessi.



3 comments

  1. magikozio says:

    Ma non rischi di sembrare una persona normale, con sani principi e solida autostima con questo post?

  2. Angel says:

    Terrina.

  3. magikozio says:

    Ora va meglio. :)

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