Stato di Paura a Padova. Un commento.
Premessa: mi scuso per la lunghezza e pedanteria di questo post. E’ tardi, sono stanco ma potete capire che quando viene l’ispirazione di scrivere, anche se non si ha talento nel farlo, bisogna assecondarla…
Ho appena visto il documentario Stato di Paura, di cui si era parlato qualche post fa, mandato in onda da La7 durante la puntata di Otto e Mezzo.
Un documentario molto bello, toccante, ben realizzato. L’ho preferito anche alla puntata di Annozero sempre sulla triste situazione padovana.
Che dire, mi sono preoccupato. Mi sono sentito impaurito per il futuro che ci aspetta. Ho avuto paura nel conoscere più a fondo i sentimenti della gente che vive quotidianamente in quelle zone. Mi ha fatto paura vedere che le persone iniziano ad armarsi, che iniziano a prepararsi allo scontro di civiltà . Iniziano a prepararsi ad una guerra che sembra stia per scoppiare da un momento all’altro.
Ho provato anche disgusto e rammarico nel vedere le posizioni assunte da alcune persone e gruppi. Se gli abitanti padovani e stranieri di via Anelli hanno reazioni comprensibili (non condivisibili, ma comprensibili dal difficile status quo), le dichiarazioni e le manifestazioni di Zanonato (e i politici in generale), dei gruppi giovanili di estrema sinistra, dei gruppi giovanili di estrema destra mi hanno fatto schifo. Tanta voglia di abbaiare e insultare, poca voglia di capire e risolvere i problemi.
Il documentario da una buona prospettiva sulla situazione, espone efficacemente le due principali linee di pensiero sul problema, sottolineando le profonde contrapposizioni che esistono. Molto emblematica la quasi totale assenza dei “politici” dalla narrazione. Questa assenza riflette la triste realtà : la politica sembra, agli occhi di tutte le parti, assente. Inefficace. Impotente. Politicante.
C’è poco da fare, la nostra società si è trovata ad affrontare un punto di vista diverso dal nostro, il punto di vista di un soggetto che non si è integrato. Non è italiano, è extracomunitario. E’ fuori dalla comunità .
Siamo davanti ad una cultura che da molta importanza alla religione. Che ritiene la religione parte integrante della loro vita. Noi, invece, siamo molto distanti da questa visione della vita.
Nonostante molti italiani si ritengano cristiani, nonostante la nostra vita sia scandita da eventi cristiani (battesimo, matrimonio, Natale, Pasqua, il Papa etc), nonostante noi riteniamo la nostra cultura fondata su basi cristiane, la maggior parte degli italiani non è religiosa. Un italiano può andare a Messa ogni domenica ma poi dimenticarsi del vero insegnamento cristiano quando dice che “ci vorrebbe una bella raffica di mitra” per sistemare le cose. Uno che si proclama cristiano non penserebbe mai alla soppressione della vita umana come risoluzione dei problemi.
I musulmani prestano molta attenzione alla dottrina della loro religione. Hanno vissuto in Paesi dove la cultura e lo Stato sono strettamente legati a quanto predicato nel loro testo sacro. E’ quindi normale che, una volta in Italia (a maggior ragione se si trovano in situazione di difficoltà ), i musulmani si appellino alla loro spiritualità e al loro Dio. E questo è un primo punto di spaccatura tra le due civiltà .
«La religione è la mia esistenza» vs. «Noi abbiamo la cultura di andare a lavorare»
“Loro” ci vedono ricchi, senza Dio, con complessi di superiorità nei loro confronti, poco ospitali. “Noi” li vediamo estremisti islamici possibili terroristi, delinquenti, invasori della nostra Italia.
Mi sembra una spaccatura di opinioni non da poco.
Ma qual è la vera situazione (ovviamente secondo un ulteriore punto di vista, cioè il mio). Io ritengo che, come spesso accade, la verità stia nel mezzo.
Noi italiani siamo stati immigrati. I Paesi che ci hanno ospitati, però, ci ha fatto capire le regole, gli stili di vita, l’importanza del lavorare sodo. E ci ha dato l’opportunità di essere parte di questi aspetti del Paese ospitante. Ci hanno dato la possibilità di lavorare e l’abbiamo colta al volo (con le solite eccezioni, ovviamente).
Il problema immigrazione, quindi, nasce sostanzialmente a causa della nostra incapacità nel regolamentare e organizzare il fenomeno (cosa che non è una novità in Italia). Le politiche di integrazione, per l’assistenza al lavoro e alla casa verso gli immigrati eventualmente non sono state all’altezza. L’aumento e la costanza del flusso migratori verso il nostro Paese, alimentato da aspettative paradisiache grazie all’immagine di Paese solare, ricco e pieno di ragazze in bikini diffuse dalla nostra televisione, non è mai stato percepito come segno che indicava la necessità di legiferare con intelligenza e lungimiranza.
Le nostre colpe, che ritengo le più pesanti, sono quelli di aver sempre adottato una politica debole per la legalità nel complesso e incapace di capire che gli immigrati sono una risorsa di cui l’Italia ha bisogno.
La disastrosa vita politica italiana non è stata d’aiuto al problema. Destra e sinistra non sono mai riuscite a trovare una soluzione al problema, non sono mai state in grado di capirne la gravità o di dialogare con i diretti interessati al problema: i cittadini e gli immigrati.
La destra ha sbagliato e continua a sbagliare perchè usa la forza e l’abilità politica che possiede per diffondere soltanto odio, repressione, strategie che non portano ad una soluzione del problema. Decisioni che porteranno solo a maggiori attriti e, paradossalmente, ad un peggioramento della situazione. Ricerca ad ogni costo la contrapposizione, lo scontro. E’ una strategia perdere-perdere.
La sinistra, invece, è stata ed è tuttora vittima della propria debolezza politica. Della debolezza delle persone che la compongono. Vittima dell’incapacità di avere una visione a lungo termine finalizzata al benessere della comunità .
Non mancano le colpe degli immigrati stessi perchè, a mio avviso, non ritengono importante l’adattamento al Paese ospitante quale è l’Italia. Sono nel torto quando, forse per motivi culturali (ma chi dice che noi italiani non faremmo lo stesso nella loro situazione?), accettano l’illegalità come espediente e surrogato al lavoro onesto. L’illegalità come sostituto della ricerca faticosa del lavoro e del sudore quotidiano. (Una considerazione: i clienti (la domanda) di droga e prostituzione è pressochè tutta italiana)
Quale potrebbe essere l’obiettivo da conseguire?
Il cambiamento che deve essere fatto è più sociale e culturale che legislativo e politico e, per questo motivo, molto più difficile da raggiungere. Direi quasi utopistico.
Probabilmente si dovrebbe cercare di coniugare la loro visione della vita, la loro spiritualità e “religiosità ” con la cultura capitalistica del lavoro quotidiano che abbiamo noi. Non penso siano persone tanto contrarie al cambiamento: hanno lasciato il loro paese per una vita migliore e hanno addirittura iniziato a delinquere. Un cambiamento verso questa nuova visione della vita, se ben architettata, non penso sia tanto difficile da comprendere. L’importante è non dimenticare mai il loro status di “ospite” in Italia. Non dimenticare mai il rispetto (reciproco) verso le culture.
Rigore e legalità tanto per preservare i “diritti” quanto per far rispettare i “doveri”.
Emblematico il diverso atteggiamento delle forze dell’ordine a Lampedusa e a Padova, indice molto chiaro della diversa situazione immigrazione al nord e al sud.
Nel meridione, in particolar modo nei centri di provincia, l’immigrato è ancora visto come il vucumprà che ti vende i braccialetti in spiaggia. Non hanno avuto modo, fortuna loro, di toccare con mano la paura di fermarsi al semaforo della Stanga, la paura delle rapine in villa, lo schifo nel vedere la propria città in mano a spacciatori e delinquenti. Questa situazione complica ulteriormente le “opinioni pubbliche” nel nostro Paese, con conseguente adattamento delle azioni della politica verso quello che pensa mediamente la gente, non verso la risoluzione di un problema territoriale del nord.
Il difficile arriva quando si deve pensare alle misure effettive (vedi leggi, iniziative e campagne di informazione e comunicazione) da adottare per modificare la situazione. Qui qualche spunto delle misure a livello nazionale. Voi che ne pensate? Qualche idea per la specifica situazione di Padova?
1. Droga e mafia. La mafia (italianissima) controlla il traffico di clandestini, di prostituzione e soprattutto droga in mezza Europa. Non continuare a combatterla con i denti sarebbe una sconfitta per tutti noi.
2. Lavoro e sfruttamento, lavoro sommerso. Pene severe per il “caporalato” e per chi assume gente non in regola, agevolazioni fiscali per chi assume immigrati. Diminuzione della pressione fiscale in genere a tutte le imprese.
3. Cooperazione con i Paesi di origine, con l’aiuto dell’UE (che in materia non mi sembra stia facendo molto), per aiutare lo sviluppo e limitare l’emigrazione verso l’Europa.
4. Trovare un alternativa alla Bossi-Fini (che di fatto non permette ingressi regolari in Italia) per quanto riguarda le modalità di rilascio del permesso di soggiorno.
5. Rigore nell’allontanare chi delinque in Italia se immigrato, anche se con permesso di soggiorno regolare.
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April 16th, 2007 at 8:06 pm
Da questo post, mi sento particolarmente chiamato in causa.. e perciò in dovere di scrivere.. Io vivo una situazione non molto differente, ovvero quella del Meridione.. Napoli in particolar modo (venti minuti di autostrada da me)..Il problema risiede ovunque, ai piani alti come a quelli bassi e, in entrambi c’è strafottenza e prepotenza.. Sta di fatto che ora ho sempre timore di camminare per Napoli e se so che corro il rischio di morire ammazzato, mi “armo”! Quando sei onesto e vedi l’indifferenza dello Stato, prende il sopravvento l’istinto di sopravvivenza e detto schiettamente: l’etica e il resto vanno a farsi friggere..
Tutto questo, ripeto, se sei onesto.. altrimenti non devo di certo dirlo io, che è tutto un altro paio di maniche.
Ciao
April 19th, 2007 at 8:13 pm
La ricerca di protezione è normale, è una decisione inevitabile in certe situazioni. A Napoli, purtroppo, la situazione è molto più grave che a Padova. A Padova non si registrano ancora così tanti morti ammazzati come nelle zone della Camorra.
Ma potrebbe essere una questione di tempo…la situazione, a mio avviso, sta peggiorando sempre più senza che nessuno faccia niente.
E il ricorso all’autodifesa è normale. E’, inoltre, un chiaro segno del fallimento di chi ci amministra (con grandi responsabilità a livello locale), in quanto non è riuscito a garantire la sicurezza del cittadino.
April 26th, 2007 at 8:20 am
Diciamoci la verità : cos’è che ora come ora gira nel verso giusto nel mondo?
Guarda la politica (come appunto dicevi) guarda la gente..
A me viene uno sconforto solo a pensarci.