Il quadrilatero no (non lo avevano considerato…)

Posted by PM on Apr 5th, 2007


Ci son stati numerosi dibattiti sul documentario di via Anelli trasmesso lunedì su La7 (segnalato da Joke qualche post fa). Chi dice che ha mostrato la realtà nuda e cruda; chi afferma che non ha detto nulla di nuovo; chi sostiene che ha rovinato, e di molto, l’immagine di Padova.

Premesso che, in generale, la buona immagine serve se sotto non c’è qualcosa di clamorosamente marcio (il che non è propriamente il caso di Padova, dal punto di vista immigrazione, sicurezza, ecc.), direi che il turista che arriva in treno in terra patavina l’immagine della città se la fa da solo, e subito.
Chi conosce la zona della Stazione e passa più o meno spesso per di là (ma basta anche esserci stati una sola volta) sa bene di cosa sto parlando.

In proposito riporto questo articolo del Gazzettino del 3 Aprile:

Il quadrilatero della vergogna non riposa mai. È il reticolo di asfalto chiuso a nord dal piazzale della stazione ferroviaria; delimitato dalle vie Codalunga, Tommaseo, Pace; tagliato da Corso del Popolo. È un insieme di anfratti, più che di stradine: Donghi, Cairoli, Bixio. Indirizzi di Padova che sembrano appartenere a un’altra città, in un immaginario posto di confine tra l’Africa, l’Asia e l’Est europeo.

Il quadrilatero è punto di ritrovo, di smercio, di “affari”. Qui passano tutti, si incontrano tutti, si trova di tutto. Ci sono spacciatori e tossici, sfruttatori e prostitute, borseggiatori aspiranti e docenti. Molti si conoscono e si salutano, anche soltanto attraverso un’occhiata. Gli estranei, gli “stranieri”, sono incredibilmente i padovani. Tranne qualche temerario e qualche “residente resistente”, evitano le vie meno battute. Le considerano off-limits. Hanno paura.

Per capirne le ragioni basta passare da quelle parti e limitarsi a uno sguardo veloce, per non insospettire gli ambigui personaggi che spadroneggiano nella zona. Se poi vi si trascorre una giornata intera, la situazione appare drammatica. Lo sanno bene i commercianti che trovano la forza di andare avanti (il panettiere del Corso ha chiuso e nel locale adesso si distribuisce kebab). Lo sa bene chi abita in appartamenti svalutati dal degrado.

Durante tutta la notte, ubriachi randagi innaffiano i muri delle case, liberandosi dai liquidi in eccesso. Le strade sono percorse da ombre che si arrabbiano, litigano per questioni di soldi o di donne, frantumano bottiglie di vetro. Prima delle 8 gira ancora qualcuno che biascica e barcolla.

Poi arrivano i nomadi, a piccoli gruppi. Parlano non si capisce di cosa, mangiano per terra, si disperdono per mendicare. Verso le 9, ecco le prime presenze cinesi. Si dirigono in via Cairoli, dove esiste una specie di Chinatown in miniatura: un ristorante con le lanterne rosse appese sull’ingresso, un’agenzia di viaggi con l’insegna a ideogrammi, un’erboristeria, perfino un parrucchiere. I nordafricani si materializzano soltanto nella tarda mattinata, davanti al negozio-magazzino “African discount”.

Tra le 12 e le 15, il palco del quadrilatero è pieno. In scena ci sono tutti i personaggi: facce da galera, volti smunti da eroinomani, visi femminili con trucco pesante. C’è fermento. L’attività, qualunque essa sia, ha raggiunto l’ora di punta. Il pomeriggio trascorre velocemente. Qualcuno fa le vasche tra un posto e l’altro, qualcuno bivacca di fronte ai numerosi “phone center”. Verso le 18,30 il movimento riparte: nuovo picco di attività. Poi, con il tramonto, comincia la notte senza sonno.

«Non ne possiamo più» si sfoga Mario Trentin. «Abbiamo paura a uscire di casa, abbiamo paura a rientrare». Gli fa eco Laura Parodi: «Non è questione di integrazione, di multiculturalismo, ma di criminalità. Non si capisce perché la zona della stazione sia condannata al degrado». Studenti e pendolari quasi non lo notano nemmeno più. «Ormai sono abituato a questa indecenza», dice Federico Brindisi, bancario.

Ma Elisabetta Rigoni, al secondo anno di Giurisprudenza, è invece furiosa: «Arrivo la mattina in treno e la situazione è già orribile. Quando ripasso la sera è ancora peggio. Ci sono anche immigrati che ti rivolgono proposte oscene e magari, nel frattempo, si portano le mani ai genitali». Accade anche questo nel quadrilatero della vergogna.

L.B.

 

Gli extracomunitari di via Anelli, intanto, hanno preso parenti, mobilia e parabole e si son trasferiti nella zona del Pescarotto e altri quartieri. E lì son riprese le attività di furti vari, spaccio e prostituzione, come del resto s’è visto bene anche nel documentario di La7.

Zanonato con uno slancio di ottimismo (ci vuole sempre, come per il Tram*) dice che la chiusura delle famigerate palazzine, pur non avendo risolto definitivamente il problema dell’immigrazione e della criminalità ad essa associata, l’ha notevolmente ridimensionato.

C’è chi così ottimista non si sente affatto, e si munisce di armi per l’autodifesa, come le “ronde” del filmato. Gli altri si limitano, quando non possono evitare di passare per certe zone, a passi felpati e rapidi. Per non attirare l’attenzione, come un camaleonte nell’albero. Come un padovano nel quadrilatero.

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3 comments

  1. Aeternus says:

    Sembra un film…

  2. Angel says:

    Peggio, molto peggio. È la realtà.

  3. Joke says:

    Innanzitutto voglio dare il benvenuto a PM nel nostro gruppo. Dai che fra qualche migliaio di anni e di post potremo avere la stessa popolarità di Macchianera.net

    Tornando al discorso Padova…purtroppo, come dice Angel, questa è la dura realtà e penso che i cambiamenti che la nostra società sta avendo stiano succedendo troppo in fretta. Le soluzioni intelligenti si faticano a trovare e i problemi, tanti, rimangono.
    Se poi ci aggiungiamo una classe politica come quella italiana, e il popolo italiano che la giudica solo in base a quanti soldi arrivano direttamente nelle loro buste paga allora la situazione si fa molto brutta.
    Causa complicazioni universitarie non ho ancora potuto vedere il documentario Stato di Paura. Lo sto scaricando e spero di poter pubblicare un mio commento il prima possibile.

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