Gli umani e la stupidità, felicemente coniugati da qualche migliaio di anni - prima parte

Posted by Angel on Jul 31st, 2005


Recentemente, due fatti hanno scosso in modo irreparabile il mio mondo.
Un mondo fatto di certezze che fino a quel momento giudicavo inossidabili, che avrebbero oltrepassato inalterate qualsiasi atto di terrorismo o perfino di conflitto nucleare, come la convinzione che la dieta ideale dei cavalli fosse biada, fieno e Big Fruit, e che ogni settantenne arteriosclerotico nascondesse un poeta dedito a risvegliare l’ottimismo ormai dimenticato dai giovani.

Invece…

Primo antefatto: la prima picconata alle fondamenta adamantine su cui poggiava la mia innocente, povera mente, è arrivata da un forum, in cui un mio amico, partecipando ad una discussione sulla sicurezza stradale, ha ricordato che la soluzione più efficace alla piaga degli incidenti sarebbe costruire veicoli che non siano in grado di superare un limite di velocità ragionevole.
MA COME?!?!? Vuol dire che… che… che le case automobilistiche producono… no, non posso crederci… producono… macchine che possono sverniciare allegramente qualsiasi limite che un pilota sano di mente e con sufficiente voglia di vivere possa imporsi? No, non è possibile… ah, già! L’unica spiegazione possibile è che non sappiano quanti incidenti succedono regolarmente a causa dell’alta velocità… altrimenti non le produrrebbero, sicuramente. No, no, non è neanche concepibile che se ne freghino di favoreggiare il lavoro della mietitrice per il miserrimo scopo di vendere auto migliori dei concorrenti e più costose, e quindi guadagnarci una quantità spropositatamente immorale di soldi…
Voi potreste dire: “Ma Angel, sei paranoico… allora anche chi produce coltelli dovrebbe smettere perchè forniscono strumenti di morte ai potenziali omicidi… non possiamo incolpare quei poveri industriali di buon cuore se tanta gente finisce spiaccicata contro un albero o se un paio di vichinghi imbecilli, troppo abituati ai loro vecchi drakar, si scontrano tra loro e finiscono nel Valhalla…”
E va bene, per stavolta vi lascerò vivere nella vostra ignoranza e non sgretolerò impietosamente le piccole zattere che vi tengono pateticamente a galla nel mare della verità.

Scherzavo, è ora di nuotare.
Vedete, c’è una piccola differenza tra chi produce coltelli, motoseghe e tutti gli altri oggetti utili e simpatici che hanno il difetto - ma non per colpa loro, poveretti - di essere affilati, e chi produce auto da strada che più che da strada sembrano da pista.
E’ più o meno la stessa differenza che c’è tra dare a un depresso cronico grave (senza offesa per tutti i depressi cronici, sono già ridotti abbastanza male per conto loro senza bisogno che mi metta io a dire che sono già ridotti abbastanza male per conto loro E aggiungerci altre calunnie, non ce n’è bisogno, sono già ridotti abbastanza male per conto loro…) un pezzo di fune, e tra dargli una corda agganciata al soffitto e col cappio già pronto: nell’ultimo caso, si suiciderà senza neanche accorgersene, mentre nel primo si limiterà a piangersi addosso, in stile “Nooo… boohoo… non so neanche annodare la corda per suicidarmi… come sono patetico…” e proverà a uccidersi auto-soffocandosi, ma non ci riuscirà perchè uno dei tanti meccanismi di autodifesa del cervello (autodifesa da noi stessi, intendo) lo farà svenire prima che lo sciagurato riesca a uccidersi.
Poi si sveglierà in un letto d’ospedale, e si innamorerà dell’infermiera.
Peccato che il fidanzato di lei, un appassionato di body building di circa 130 Kg e abituato a ragionamenti in stretto stile sequenziale, del calibro di “PRIMA URG DISTRUGGE, POI URG GUARDA COSA HA SCHIACCIATO”, non prenda benissimo il mazzo di fiori che il povero sventurato, ignaro della storia sentimentale della tanto apparentemente ingenua e dolce infermierina, farà recapitare a casa della sua amata in segno di affetto.
Urg si recherà all’ospedale, e massacrerà di botte l’aspirante suicida, che avrà quindi compiuto con successo il suo piano iniziale, cioè quello di morire.
Ma… l’imprevisto è sempre dietro l’angolo! Urg, infatti, nella sua furia e nel suo divertimento, non riuscirà ad impedire che un suo capello cada sulla testa riccioluta del povero suicida: in capo a un paio d’ore, infatti, Urg si troverà ammanettato e trascinato in gattabuia da un team di investigatori, risaliti alla sua identità proprio dal capello lasciato sulla scena del crimine.
E allora, che farà la cara infermiera, dopo aver causato la rovina di due persone? Si confesserà? Si farà suora?
Sbagliato. Si darà all’organizzazione di combattimenti clandestini tra galli.
E morirà anche lei tra atroci sofferenze, quando, un gallo fuori di testa più dopato di quanto fosse disumanamente immaginabile, farà strage di tutti gli spettatori presenti, di tutti gli altri galli nel pollaio, e dell’intonaco dello scantinato, e si accomoderà sul cadavere di uno degli scommettitori più accaniti, un grassone cinquantenne divorziato proprio per il vizio del gioco, a guardare la TV via cavo. Finchè non apparirà sullo schermo un messaggio subliminale inviato dagli alieni in previsione della loro futura invasione, per ammansire i terrestri e renderli migliori schiavi, che avrà l’effetto collaterale di far esplodere il piccolo cervellino del gallo, già provato dal doping, che morirà ancora prima di fare a tempo a chiedersi, con una delle sue stupidissime facce da gallo, che sicuramente tutti avrete visto, prima o poi, dalla nonna o dalla zia di campagna, “Ma che…?”

Ah, forse ho divagato un po’.
No, grazie, sono sobrio.
Il resto alla (o alle, se anche la prossima volta mi lascerò prendere la mano) prossima puntata.

Intanto, occhio ai galli.



5 comments

  1. Joke says:

    L’importante è stare francobollati.
    C

  2. Shannon says:

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